Versos Italian Tommaso Crudeli La protezione del più forte

Italian poem

La protezione del più forte

by (1702–1745)

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Un uom già fu della campagna amante, che possedeva alla città vicino, fiorito verdeggiante e da lui coltivato, ampio giardino. Siepe folta e spinosa cingealo intorno intorno; colà dentro crescea tutta odorosa, d’acque la sera aspersa e di rugiada allo spuntar del giorno, menta, dittamo e persa: di queste erbe ei faceva i dì di festa, da portarselo in petto alla sua Margherita, un bel mazzetto. Questa felicità da una lepre turbata fece sì che al signor della città il nostro galantuom portò querela. - Questa bestia mal nata entra - disse -, signor, mattina e sera nel mio giardino, e lì senza rispetto calpesta i fiori e mangia l’insalata. Io tesi, per finir questa billera, all’ingordo animal più d’un archetto, ma delle trappole ch’io tendo ridesi: bastoni e ciottoli seco ci perdono tutto il por credito. Per me lo credo un mago -. - Un mago, oibò! - rispose il sire -; e quando fosse un diavolo, v’assicuro che Po, Tigre e Giordano faranno in modo che del vostro cavolo più non godrà questo animal villano; noi ci verrem dimani con armi, con lacchè, cavalli e cani -. Fatto così l’accordo, ecco ch’ei viene. cani sciolti e in catene, cacciatori e bracchieri, can da fermo e levrieri e cavalli e lacchè, tutti conduce il buon signor con sé. - E ben - disse al padrone Facciam pria colizione; veduto ho i vostri polli, e son ben teneri. Vostra figliola è questa? Al primo aspetto vi dico, o galantuom, che è tempo omai che vostra figlia armi a un marito il letto; accostatevi a me, bella fanciulla, ditemi in confidenza: non vi parrebbe molto saporito un pezzo di marito? - E dicendo così fa conoscenza con quella giovinetta, se la fa sedere a lato, poi la piglia per la mano, sale al braccio, e poi pian piano al fazzoletto che copre il petto, stende le dita. La giovinetta allor tutta arrossita si difende con rispetto; l’accorto padre n’ha gran dispiacere, ma bisogna tacere. Qui rizzandosi: - Oh via, vediam - disse - egli pria tutta la vostra casa -. Eccoli in sala, scendon le scale, giungono in cantina, contan le botte piene; indi rimontano, e finalmente arrivano in cucina. - Questi vostri prosciutti son eglin vecchi tutti? Hanno una cera d’essere squisiti -. - Sono al vostro comando -. - Ed io - rispose il nobile signore li prendo di buon cuore -. Fa colazione in tanto, e seco mangia tutta la famiglia: i cani e’ cacciatori, cavalli e servitori, tutta gente di buona dentatura; comanda a dirittura in casa di quell’uom, beve il suo vino ed accarezza la sua bella figlia. Succede al mangiamento dei cacciator l’orribil imbarazzo, fan trombe e corni un orrendo schiamazzo, che d’ogni intorno ne risuona il lito; onde il buon uom solo alla quiete avvezzo attonito rimane e sbalordito. Il peggio fu che misero a soqquadro erbe da far minestre, erbe odorose: addio ogni più bel fiorito quadro, addio lattughe tenere e gustose. Scovan la lepre, che si stava ascosa tra verde e folta malva: volan frecce per l’aria, ella paurosa schiva fuggendo i colpi, e al fin si salva. Qui tutto ardente il sire volto a’ suoi disse: - O là, mie genti, aprite questa siepe, che io voglio uscir di questo imbroglio senza tornar indietro e senza scendere dal mio cavallo -. Allor tutti coloro fecero così ben questo lavoro, che il pover’uom dicea, ma sospirando: - Questi sono i favori che fanno i gran signori -. Essi però tagliando alla peggio la siepe il lascian dire, e in men d’un’ora fer sì gravi danni che le lepri d’un regno insieme unite non avrebbero al certo così gran guasto mai fatto in cent’anni. Prencipi, se tra voi sorge mai lite, non chiamate in aiuto un re possente, state all’erta, avvertite ch’ei non s’impegni nelle vostre guerre e che ei non entri nelle vostre terre.