Italian poem
Le chiare imprese e la gloriosa morte
by Tommaso Crudeli (1702–1745)
Le chiare imprese e la gloriosa morte del famoso Spartan, Musa, racconta, che di Xerse al poter presso a Termopili s’oppose, e cadde per salvar la patria. …………………………………………… Ma Leonida intanto si ritira entro i silenzi dell’avite mura; in segreto pensiero ivi tranquillo il possente suo cor così rivede, / si profonda così nel suo gran gran cuore, mentre Natura gli ristringe al petto un terror passeggier: - Quale improvviso dolor, qual fredda retinenza, il mio spirto così del suo vigor disarma? E mormora ch’io temo? E può la morte Leonida atterrir, che tante e tante volte la vide e disprezzolla, quando orrenda più della battaglia in fronte? O di lasciare in tutta la sua pompa la vita, e tutti sul fiorir gl’onori che mi cingono il crin, l’alma s’attrista? Oppur d’abbandonare (eternamente abbandonar) la mia piangente sposa, i pargoletti, i figli e i fidi amanti? Leonida, ti sveglia: eh, staran questi alla salvezza universale a fronte. Ecco la patria chiama: oh sacra voce, odo te sola. Quel potente suono ritornante virtù mi brilla in petto, d’avanti a lei fugge il timore: o morte, prendi la mia non resistente mano, e guidami. E tu pure accompagnando, oh Fama, il mio cader, proteggerai, con instancabi’ale il mio sepolcro, né il tempo istesso violerà mie lodi -. Mentre in tal guisa il generoso eroe più salda in la virtù l’alma rendea, Agide sopraggiunse, e così disse: - Se fin’ora indugiò la lingua mia il grato della lode offrir tributo, che ‘l tuo merito chiede, e solamente nel generale applauso accrebbe i gridi, perdona, o fratel, al tuo pietoso amico, poiché di lei la deplorabil sorte, di lei, più caro del tuo cor soggetto, lunge mi tenne dalla tua presenza. O incomparabil uom, benché richieggia le prime cure tue Sparta, di lei non ti scordar, ch’ora per te si duole in amare agonie, le quali invano d’addolcir s’ingegnò fraterno amore -. Al generoso amico al fin si strinse Leonida, e cotal risposta feo: - Oh tu, che a questo cuor sì caro , della bontade umana esempio illustre, pensa che sempre mi rammento quella da cui sul viver mio largo deriva della felicità la più gran parte. Io potrò, che cedei l’aure di vita perché non piangan altri, perché mille disgraziati non sian; quand’ella è in duolo, ella da me più di ciascun’amata, benché diletta men di tutti insieme, io potrò disprezzar gl’affanni suoi? Sparta, semmai nelle future etadi Il nome di Leonida ed il fato grata ricorderai, non passar questo senza attenzion; la vita, ch’io donai per te, penoso non provò momento che stancasse il mio spirito, né furo, quelle che abbandonai, gioie comuni.