Italian poem
Lascia omai, Venere bella
by Tommaso Crudeli (1702–1745)
Lascia omai, Venere bella, la tua stella, lascia omai l’alto soggiorno, e col figlio tuo possente movi ardente qui fra noi tuo carro adorno.
Amoroso giovinetto che ‘l bel petto tutto tutto arde d’amore, amorosa giovinetta, qui ti aspetta, di bel fuoco accesa il core.
Mirerai nel vago volto tutto accolto lo splendor che in te si accende, e ne i belli occhi lucenti raggi ardenti di quel sol che in ciel risplende.
Nella fronte luminosa grazïosa aurea luce mirerai, bella sì che alcuno ancora nella aurora luce tal non vide mai.
Nella bocca imporporata infuocata mirerai gran maraviglia, mirerai rubini e perle che in vederle resterai tutt’a vermiglia.
Il bel crin che si raccoglie e si scioglie come vuol la man di latte, per nevoso almo sentiero tutto nero il bel sen tremulo batte.
Scura notte egli simiglia, ma vermiglia alba il volto che s’infiora; dunque a lei cedete in tanto vostro vanto, bella Notte e bella Aurora.
Dieci ninfe, il crine avvinto di diacinto e di persa amorosetta, al bel talamo d’avante tutte quante cantin dolce canzonetta.
Stringi omai, Venere bella, la donzella d’amorosa aurea catena: noi veggiam nel bel sembiante avvampante gran disio che si raffrena.
Cinta il sen di bianche bende, lieta ascende l’alma vergine il gran letto; e il per lungo tempo avvinto nobil cinto le discioglie il giovinetto.
Da quel suo grembo fecondo ricco ‘l mondo noi vedrem di nuovi eroi, che per opre andran famosi glorïosi dagl’ispani a i lidi eoi.
O simiglin quei che al Taro fulminaro contro Carlo a spada e lancia, e nell’orride visiere, alme fiere, rinserrâr l’augusta guancia.
O pur quei ch’alla gemente greca gente rupper barbare catene: e fu allor che incenerita nuova vita respirò Creta ed Atene.
Quelli ancor che d’almo ulivo sempre vivo circondâr lor regie teste, e di Marte impetüoso sanguinoso tranquillaro atre tempeste.
Lascia omai, Venere bella, la tua stella, lascia omai l’alto soggiorno, e col figlio tuo possente movi ardente qui tra noi tuo carro adorno.