Versos Italian Tommaso Crudeli L'egloga Tirsi ed Amaranta

Italian poem

L'egloga Tirsi ed Amaranta

by (1702–1745)

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Tirsi diceva un giorno ad Amaranta: - Ah se tu conoscessi un certo male, che ci piace e c’incanta, non è ben sotto il cielo che ti paresse, o bella, a quello eguale: io che già ne son pieno, ten voglio adesso inebriare il seno; ricevil dunque, e non aver timore ch’io ti vogli ingannar: e come mai Amaranta ingannar Tirsi il pastore? - Li risponde la ninfa: - Or dimmi, come questo tuo male ha nome? -

Noi lo chiamiamo amore -.

ma dammi un contrassegno, acciò ch’io possa tra gl’altri mali riconoscer quello. Dimmi che si sent’egli? -

così soave e cara, che presso quella ogni gran gioia è amara. Piace lo stare ascosa soletta in valle ombrosa, non vista dalle genti, lontana dagli armenti. Se tu ti specchi al fonte, non vedi la tua fronte; se tu t’affacci al lago, vi miri un’altra imago; al bosco, al colle, al prato questa t’è sempre a lato: non vedi se non lei, per gl’altri cieca sei. È nel nostro villaggio un pastorello che al semplice apparire ti fa tutta arrossire, e tu sospiri quando pensi a quello: e non si sa perché, pur si sospira; si teme di vederlo, e si desira -. Qui riscossasi alquanto: - Oh oh - disse la vaga pastorella - e questo è il mal che tu mi lodi tanto? Non m’è cosa novella, già lo provo e lo sento -. Tirsi a questo parlar credeasi giunto al sospirato punto, quando questa soggiunse: - Io ben ravviso che io provo tutto questo per Floriso -. Alla risposta semplice ed acerba cadde il povero Tirsi tramortito sul terreno fiorito; ella fugge e lo lascia in grembo all’erba.