Italian poem
Canto ottavo
Narra a Goffredo del signor de’ Dani Il valor prima un messo, e poi la morte. Credendo quei d’Italia a’ segni vani, Stimano estinto il lor Rinaldo forte. Dunque al furor ch’Aletto spira, insani Di soverchia ira e d’odio, apron le porte: E minaccian Goffredo: ei con la voce Sola in lor frena l’impeto feroce.
Già cheti erano i tuoni e le tempeste, E cessato il soffiar d’Austro e di Coro: E l’alba uscia della magion celeste Colla fronte di rose, e co’ piè d’oro. Ma quei che le procelle avean già deste, Non rimaneansi ancor dall’arti loro; Anzi l’un d’essi, ch’Astagorre è detto, Così parlava alla compagna Aletto:
II.
V.
VIII.
XI.
XIV.
XVII.
XX.
XXIII.
XXVI.
XXIX.
XXXII.
E sovra lui tal lume e tanto face, Ch’ogni sua piaga ne sfavilla e splende:
XXXV.
XXXVIII.
XLI.
XLIV.
XLVII.
L.
LIII.
LVI.
LIX.
LXII.
LXV.
LXVIII.
LXXI.
LXXIV.
LXXVII.
LXXX.
LXXXIII.