Italian poem
Vittoria Colonna
by Vittoria Colonna (1490–1547)
L’alto Signor, dal cui saver congionte (congiunte) Tien due unite nature un sol soggetto Oggi è ’l mio Apollo e gusto al sacro petto Del divin Elicona il vero fonte. Altra cetra, altre Muse, ed altro monte. Scopre la viva fede all’intelletto: Inspira l’aura eterna alto concetto Per far poi l’alme gloriose e conte. Non spero ornar le tempie mie d’alloro Nè volar con un vento, onde più d’alto Abbia a cader nel mio morir secondo; Spero ben viver sempre e d’altro coro Aver corona, s’io con leggier salto. Saprò in tutto fuggir dal falso mondo.
Pon l’alma omai tanto al tuo regno dentro Ch’almen lontan la scalde il tuo gran sole E da vicin quel picciol mio riveggia. Ma dal foco divin che ’l mio intelletto Sua mercè, infiamma, convien ch’escan fuore Mal suo grado talor queste faville. E s’alcuna di loro un gentil core Avvien che scaldi, mille volte e mille Ringraziar debbo il mio felice errore.
Vorrei l’orecchia aver qui chiusa e sorda Per udir coi pensier più fermi e intenti L’alte angeliche voci e i dolci accenti Che vera pace in vero amor concorda.
Spira un aer vital tra corda e corda Divino e puro in quei vivi istruménti E si move ad un fine i lor concenti Che l’eterna armonia mai non discorda.
Amor alza le voci, amor le abbassa Ordina e batte egual l’ampia misura Che non mai fuor del segno invan percote;
Sempre è più dolce il suon se ben ei passa Per le mutanze in più diverse note; Che chi compone il canto, ivi n’ha cura. Donna dal ciel gradita a tanto onore Che ’l tuo latte il Figliuol di Dio nudriva; Or come ei non t’ardeva e non t’apriva Con la divina bocca il petto e ’l core? Or non si sciolse l’alma, e dentro e fuore Le virtù, i sensi ed ogni parte viva Col latte insieme a un punto non s’univa Per gir tosto a nudrir l’alto Signore?
Come vomer d’umiltà larghe e profonde Fosse conviemmi far dentro il mio core Sgombrando il mal terreno e tristo umore. Pria che l’aggravi quel, questo l’innonde.
La bella donna a cui dolente preme Quel gran disio, che sgombra ogni paura: Di notte sola inerme umile e pura Armata sol di viva ardente speme,
Entra dentro ’l sepolcro e piange e geme, Gli angeli lascia e più di sè non cura; Ma a piedi del Signor cade sicura Che ’l cor ch’arde d’amor, di nulla teme.
Ed agli uomini eletti a grazie tante Forti, insieme richiusi, il lume vero Per timor parve nudo spirto ed ombra.
Onde se ’l ver dal falso non s’adombra Convien dar alle donne il pregio intero D’aver il cor più acceso e più costante.