Italian poem
All'Asilo Notturno
by Ada Negri (1870–1945)
Attraverso la nebbia e il tenebrore, Stringendo a l'ammalato Petto, con senso di mortal timore, Il bimbo assiderato,
Tutta ravvolta ne lo scialle stinto, Dolorosa di fame, Giunse al Notturno Asil, bruto sospinto Da l'ansia d'uno strame:
E per la carità di quella notte, Curva tremando, come Colpevole alla gogna, a voci rotte Disse la patria, il nome,
La strazïante istoria del passato, De l'improvviso lutto, Lo schianto de lo sgombero forzato, L'urto nel fango, tutto:
E sol quand'ebbe, vergognando, messo A nudo il rimordente Cancro de la sua vita, a lei concesso Fu un letto....--finalmente.--
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Ella dorme d'un sonno alto, oblïoso. Col suo bambino a lato. Su lei, su l'altre che a l'asil pietoso Scaraventò il selciato,
Casta raccoglie le grand'ali bianche La breve ora di pace; Nei franti cuori, ne le membra stanche Ogni spasimo tace.
.... Ella sogna.--S'allarga sul guanciale Il denso crine attorto, E sembra la coperta glacïale D'una cassa da morto.
Ella sognando va ch'ora e per sempre È suo quel caldo letto. .... O riposo, o dolcezza!... ora e per sempre È suo quel caldo letto!...
E la tranquilla visïon le arride D'una stanza ove cuce Essa cantando, mentre il bimbo ride Del foco a l'area luce:
Imbianca i vetri l'ultima carezza Del giorno in agonia, E al nido porta l'alitante brezza Le voci de la via....
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.... Stride una squilla: al dormitorio austero S'affaccia e ghigna l'alba. Balza la Triste dal letto straniero Ne la penombra scialba:
Rimette cenci su la carne ignuda: Torna col figlio al noto Orror de l'abbandono, a l'aria cruda, Ai perigli, a l'ignoto,
A la caccia del pane!... Avida mira L'ampia città che fuma, Che da le ansanti fabbriche respira E fischia tra la bruma,
A la forza inneggiando e a la fatica Con tumulto canoro.... .... Avida mira, come una nemica: Essa non ha lavoro.