Italian poem
L'Uomo Sepolto
by Ada Negri (1870–1945)
Miniera di Senghenydd. Ottobre 1913.
Georg, biondo atleta: non udisti un rombo sovra il tuo capo?... uno sparar di cento cannoni, a un tratto?...--Ora, silenzio.--È spento il tempo. L'aria è come fuso piombo.
Pietre su pietre franano alle bocche degli anditi. Ove sono i tuoi fratelli?... Non ti vale dell'unghie far coltelli, nè, ruggendo, divellerti le ciocche
scomposte, nè cozzar con sanguinanti membra contro la notte che t'acceca. Di là, nella stessa ombra sorda e cieca, son mille e più di mille agonizzanti.
Scagliansi in mucchio verso l'orifizio distrutto, con feroci granfie il dorso l'uno all'altro raspando, a pugno e morso fuggir primi tentando al gran supplizio:
ma fumo e fiamma indietro li ricaccia, non v'è più strada, non vi son più porte: solo, e despota, il caos....--Ma tu sei forte, Georg.--Taci.--Guarda la tua fine in faccia.
*
Ricordi tu come sia fatto il cielo?... .... Grigio ora, e curvo sui sinistri pozzi della miniera; e un getto di singhiozzi immenso, fino a quel livor di gelo.
E donne e donne coi bambini in collo e al fianco, con irti aridi cernecchi di furie al vento; e infermi e storpi e vecchi guatanti il mostro non ancor satollo....
E invocano, che il mostro dal suo fondo vomiti all'aria le ingoiate squadre: e v'è fra essi la tua bianca madre, Georg!... V'è tuo padre. Hanno te solo al mondo.
Le ossature dei pozzi han somiglianza di scheletri: il silenzio fa spavento più dell'urlo: nel livido sgomento della folla ancor trema una speranza:
ma non rende la bocca maledetta quel che inghiottì....--Con gesto di flagello leva la folla come un sol coltello le braccia, a testimonio di vendetta.
*
.... Georg, il corpo tuo grande si fa pietra fra pietre: e luna e l'altre uguali stanno ormai nel tempo; e ciò che fu l'affanno d'un'ora, è calma immota in ombra tetra.
Ma non è morte, e non è tomba. Esiste sol la materia, che caduche imagini di carne transustanzia entro compagini sacre, irridendo alle querele triste.
Tenebra di caverne, fulvo dorso di monte, erbosa immensità di piano, tutto non è che sedimento umano, nè s'arresta Re Atomo in suo corso.
E chi calchi l'orecchio sul fecondo solco, o lungo le vertebre del masso, sente il respir dei morti, che il trapasso sciolse in vene d'occulto hùmus pel mondo.
Georg, biondo atleta, umile eroe sommerso nell'ombra, a giorni effimeri perduto, a giorni eterni assunto,--io ti saluto:-- prima eri un corpo; ed or sei l'universo.