Italian poem
La casa del silenzio
by Ada Negri (1870–1945)
Casa ch’io sogno, le tue basse mura soffoca, a spire, l’edera malvagia. D’intorno, ove la piana ampia s’adagia, una quiete millenaria dura.
La passïon dell’edera t’allaccia tutta, dalle radici alla cimasa. Tu quasi il sol più non iscorgi, o casa bruna, nascosta in boschi senza traccia.
Attinge l’acqua con antica corda al pozzo, e coglie l’erbe, e l’acciarino batte, per suscitar dentro il camino la fiamma, una schiavetta muta e sorda.
Nel focolare ardono ceppi enormi, e le mobili lingue azzurre e gialle s’inseguono, s’intrecciano, farfalle e serpi, in guizzi, in fughe, in nodi informi:
l’allegrezza selvaggia della vampa sibila, rugge, splende, s’invermiglia d’odio e di sangue, e snoda ed attorciglia tentacoli. — E m’esalto, io, della vampa. —
D’essa mi nutro, e del mio chiuso cuore. Ho, per la sete, qualche frutto, e il secchio. Ricopersi d’un vel ciascuno specchio per non tremar davanti al mio pallore.
Ch’io non ricordi!... Che il passato in torbide acque sprofondi come bestia morta scagliata a fiume lungi dalla porta di casa, a che il suo lezzo non ammorbi!...
Ch’io non ti porti più così ferita pel mondo, camminando su rasoi taglienti, anima ignuda, che non vuoi morire, e tanto sprezzo hai per la vita!...
.... Giardin ch’io sogno, i tuoi cancelli spranga. Bizzarri e inestricabili viluppi di tronchi e fronde, e rose e rose a gruppi sorgon dal suolo che non sa la vanga.
In te il silenzio è cosa viva, ch’io stringo a me come un mazzo di corolle. D’esso mi nutro, e del mio sogno folle. D’esso mi fascio, e son simile a Dio.
Che è che romba per gli androni, ed empie di sè la casa, e palpita e volteggia nell’aria?... È il cuore, è il cuor che mi vaneggia, è il sangue che mi batte entro le tempie.
Che è che balza su la brage, e nella cappa rugge una sua rossa parola?... .... Anima, tu, che esulti d’esser sola, e ardi, e dal tuo rogo esci più bella.