Italian poem
Non mi turbar...
by Ada Negri (1870–1945)
Se qualche volta i tuoi detti d’amore, Assorta, io non ascolto, E m’ardon gli occhi, e insolito pallore M’imbianca il labbro e il volto;
Se, di tutto dimentica, reclino La bruna testa, e penso, Non mi turbar — dinanzi a me, divino, Si schiude un mondo immenso.
Da le nubi squarciate io vedo il sole Cinger, nudo e ridente. Il suol ricco di mirti e di vïole In abbraccio possente;
E dai fieni falciati, e da le messi Mareggianti all’aperto, Da le chiome de l’elci e dei cipressi, Da l’oasi del deserto,
Dai grandi boschi urlanti al vento iroso Con grido appassionato, Dal fremito d’amor voluttüoso Che ravviva il creato,
Sento, sento salir coi voli erranti D’aligere sperdute Soffii larghi, novelli e trionfanti Di forza e di salute.
Tutto è un fiorir di rose e di speranze, Di schiette alme fidenti, D’opre vittrici e nobili esultanze, D’ingegni e d’ardimenti:
E non più sangue, non più sangue allaga La dolorosa terra, Non più feroce ed inflessibil maga, Spiana il fucil la guerra;
Non più il pazzo furor de la mitraglia Eruttano i cannoni, Non più volan fra mezzo a la battaglia Le belliche canzoni;
Ma tutto il mondo è patria e tutti un santo Entusïasmo avviva, E di pace solenne e mite un canto Alia di riva in riva.
Fuma il vapor; rompe l’aratro il cuore A le zolle feraci, Rimbomba de le macchine il fragore, Rosseggian le fornaci;
E sul ruggito leonino e rude De la terra in fermento Libertà le sue bianche ali dischiude Fiera squillando al vento.