Italian poem
Trasmigrazione
by Ada Negri (1870–1945)
Penso a quel che v'ha in me, ch'io in te trasfusi senza volerlo, o figlia, nell'oscuro travaglio della specie, ove il futuro s'incarna e pur s'ignora, ove son chiusi
i germi che la vita romperà: al segreto del sangue, all'energie latenti, alle ancor buie occulte vie, alle tremende possibilità.
Penso all'ignota donna che s'appiatta or, nel fascio di nervi agile al balzo, e nella grazia del tuo piede scalzo se t'aggiri con mosse di cerbiatta;
e nel rapido battere di ciglia che vela e svela....--Ah, basta.--Ah, ch'io non so chi sii, se pur ti feci, se pur t'ho nelle viscere ancor compressa, o figlia!...
Ma che tu sii da me diversa, è giusto. Per questa tua diversità, t'ammiro. Se il mio commisi al fresco tuo respiro, s'io m'innestai nel tronco tuo robusto,
fu per passar con più perfetta forma in coscïenza, in gaudio, in giovinezza nuova: inutili son forza e bellezza se potenza d'amor non le trasforma.
Tu seguirai la sempiterna legge. Viva, entrerai nel sangue de' tuoi figli. Arde nel trasmigrar di quei vermigli rivi la volontà che il mondo regge.
Da te soltanto il cuor caduco avrà la certezza del fato in van promesso a me dal verso sulla carne impresso come un cilicio: l'Immortalità.