Italian poem
Va
by Ada Negri (1870–1945)
Tu che sei bello, generoso e forte, Tu amor mi chiedi?... Oh, bada. Se gaudio e speme a te reca la sorte, Non ti gettar su la mia fosca strada. Va, di pace e d’amor ricca è la terra: Fanciullo, io son la guerra.
T’arde la fiduciosa alma ne gli occhi, E amor mi chiedi?... Oh, bada. Non trascinarti dunque a’ miei ginocchi, Non ti gettar su la mia fosca strada. Se gaudio e speme a te reca la sorte, Ti scosta — io son la morte.
De la mia madre sulla grigia testa E sul mio capo bruno Scatenarsi vid’io nembo e tempesta, E cumular gli affanni ad uno ad uno. Esile ed avvilita, in vesti grame, Piansi di freddo e fame.
Crebbi così, racchiusa in un dolore Torvo, senza parole; Crebbi col buio intorno e qui nel core Una feroce nostalgia di sole. D’occulti pianti e di sconforto vissi, Soffersi e maledissi.
E quando penso a mia madre, che un lento Rodente morbo uccide. Al focolar de la mia casa spento, Al lauto mondo che gavazza e ride, Un odio, un infrenato odio mortale, Spiega a’miei versi l’ale.
E tu mi chiedi amor?... Vanne, m’oblìa, Fanciullo!... Oh, tu non sai L’ansie de la rovente anima mia In lotta sempre e non placata mai?... Lascia ch’io fugga, disamata e smorta, Ove il destin mi porta.
Lascia ch’io fugga tra i sassi e le spine Sin che la vita muore, Ch’io fugga senza tregua e senza fine, Colla febbre nel sangue e Dio nel cuore.... .... Va, di pace e d’amor ricca è la terra; Fanciullo, io son la guerra.