Italian poem
Vedova
by Ada Negri (1870–1945)
Vedova triste che silente stai Nel tuo gramo tugurio affumicato, E cuci, e cuci, e non riposi mai Presso il letto del tuo figlio malato;
Che su la faccia scolorita e mesta D’un antico dolor serbi le impronte, E sei tanto infelice e tanto onesta, Vedi, vorrei baciarti sulla fronte.
De la finestra tua sul davanzale Un geranio vermiglio s’incolora. T’oppresse il fato, e pur tu serbi l’ale; Hai tanto pianto, e pur tu speri ancora.
Ch’io m’inginocchi presso te; m’apprendi La virtù che sopporta e che perdona; Tu che l’odio e il livor mai non comprendi, Benedicimi, o grande, o vera, o buona.
Mai come qui con più commossa mente Io ricordai mia madre — e dentro il core Mi penetrò l’altissima e paziente Dignità del dolore.