Versos Italian Alfredo Oriani Nina — Nanna

Italian poem

Nina — Nanna

by (1852–1909)

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Fuma presso la cesta una candela lercia di sego e sgocciola; fuori la notte sonnecchiando gela ravvolta nelle tenebre.

È freddo: il vento dalla chiusa imposta brontola come un povero ed allo spento focolar s'accosta soffiando nella cenere,

che s'alza: la candela alle pareti sbatte l'ombre fantastiche, mentre i bambini dormono quïeti nel cesto della paglia.

Affagottati dentro una sottana non han più freddo, e ridono sognando chi sa cosa nell'arcana vacuïtà dell'anima.

Ma la vecchia rimasta col corsetto e la corta camicia, strette le mani nello scarno petto e il petto alle ginocchia

invano si rannicchia e sui piccini fisa l'occhio sonnambulo — È troppo freddo, i due biricchini han spogliato la vecchia;

e tepidi abbracciati in una gioia senza pensier l'uccidono; ieri s'urlava in piazza: morte al boia... Ed i bambini ridono.

È freddo, nina-nanna: per coperta non ho che la camicia e il letto m'è la scranna.

Il vento come un cane nelle gambe mi sfrega e si rannicchia cercando le sottane...

O cane, va in malora: apposta per istrada la pelliccia di una vecchia signora

e vi ti caccia, e s'ella non ti vuol dispettosa, tu la morsica di sotto la mammella.

È freddo, nina-nanna; Il vento fischia e brontola lo stomaco, la fame non s'inganna.

Nè pane, nè minestra da ieri; in casa una polenta candida di neve alla finestra,

che pare il primo fiore del grano — è stata l'ultima elemosina... anche Dio è un signore!

Mezzanotte suonata. È tardi: quando l'alba strizza il ghiaccio, strizza, sarò ghiacciata.

È freddo, nina — nanna: La mamma e il babbo sotto terra scordano, dormendo, la condanna.

Che neve quella sera! Il sangue aveva macchiato giù la manica... babbo morì in galera.

la mamma era di latte: portava le sottane alle ginocchia, battendo le ciabatte,

che la gente guardava, e più d'un bel signor le diede un bacio Allora si mangiava...

È freddo, nina — nanna i baci sulla becca le marcirono, la vita di una spanna...

è morta all'ospedale. Io v'ho raccolti e adesso manca l'olio al lume e manca il sale.

Buona notte! persino mi son cavata la camicia e muoio nuda come il mattino.

Ma, bimba, tienti a mente che finirai come la mamma, marcia dai baci della gente.

e tu da galeotto... Per noi poveri in terra si sta peggio di sopra che disotto.

Si dorme almen, la neve fa da lenzuolo bianco che abbarbaglia al letto e non è breve

che scappin fuori i piedi. Dormiamo in pace, i nostri conti tornano; ci penseran gli eredi.

Siamo morti del male di stomaco digiuno o del rimedio, galera ed ospedale:

È freddo, nina — nanna; con Dio, col mondo ci rimane un credito, scontata la condanna...

Casola Valsenio Novembre 1877.