Versos Italian Alfredo Oriani Lo Scrofoloso

Italian poem

Lo Scrofoloso

by (1852–1909)

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Vien qui, divina bionda fanciulla dalla fronte pallida: vieni e ti china sull'infelice che t'amava incognito.

Dalla finestra non veggo il sol, ma sento che dilegua... Oh! la tua destra mi pon sul capo, ancor morir non voglio;

e se tramonta il caldo sole e, qual nella miseria amico, pronta fuggi la giovinezza e sul giaciglio

dell'ospedale imputridisco — tu, severa monaca, l'ultimo vale del poeta deliba ed egli un bacio.

Lo so, che puro come la neve delle alpine guglie un sacro giuro vuole il tuo corpo dall'amor degli uomini;

che uno schifoso male mi cruccia e sul sembiante gonfio e sanguinoso abbuia l'idëal luce dell'anima.

Ma sovrumano m'urge il bisogno di un tuo santo bacio: vergin, la mano ponmi sul capo e vuo' parlarti. Splendida

una mattina, dalla triste soffitta uscivo all'aria pura; la brina di ricami vestiva i nudi platani

del gran viale — ed io sognava una passione incognita, una spirtale beltà di donna qual non era e d'angelo,

candida, mesta voluttuosa e alteramente vergine. La bella testa tua m'apparì, disparve in un patrizio

cocchio elegante. Ed io t'amai d'immenso amor: quel rapido beato istante fu la mia vita — e qui sul letto incommodo,

che la insolente carità dei felici mi elemosina, oh! finalmente qui ti riveggo dall'eccelsa immagine

quanto mutata... Di gnomo il corpo con un volto d'angelo: o sciagurata vien qui ed amiamci, che la mia bell'anima

val la tua faccia. Santo l'amore che consola il povero; fra le mie braccia, sposa di Cristo, ti rifugia e lagrima!

Vuoi tu che il mondo per noi deformi non possegga un gaudio? Lacera al biondo crine le bende e sul guancial discioglilo

del tuo morente, inutil vate e ci perdiam nell'estasi muta, fremente d'un insaziato, interminabil bacio.

Fuori all'aperto crescan le rose ed armonioso palpiti il gran concerto della vita: per noi brutti, ridicoli

nei corridori di un ospedale fra strazianti gemiti, chiusi dolori, di un disperato amor solo il delirio,

sol ci rimane. O bella santa! se la tua disgrazia non rese vane degli afflitti le voci alle tue orecchie,

e la malata vita sacrasti a consolar; se lagrima unqua asciugata ti fu rugiada all'arso fior dell'anima;

e se la fede hai di un divino amor, che dove orribile la sferza fiede della natura ci soccorra un balsamo...

m'ama: il tuo Dio certo il consente. Inorridita, trepida mi fugge... Addio! Muori, ti aspetta il sol, poeta inutile!

Casola Valsenio 1876 10 Settembre.