Italian poem
Il Coltello
by Alfredo Oriani (1852–1909)
Son lungo, son lucido, la punta sottile; mi appiatto in saccoccia, mi dicono un vile;
mi offusco nell'aria, non soffro un vicino, la luce mi è in odio siccome al buon vino.
Son tacito, gelido, robusto e leggiero, la lama bianchissima nel manico nero,
e quasi somiglio nell'abito bruno la monaca pallida dal santo digiuno.
La spada dal fodero è lenta ad uscire; poi romba nell'aria, bastone al colpire.
Imita la vipera l'antico fioretto; ha il guizzo ed il sibilo, ma io sol son perfetto.
Attendo invisibile in tasca sdraiato, immobil nel rischio mortal nell'agguato
e irrompo, fiammeggio, baleno, dileguo nel corpo, nell'anima, divido, proseguo,
ritorno, rosseggio scompaio... son muto, fumante, eppur gelido; ho vinto, ho perduto.
Ma senza uno scoppio di suon, di scintille. Son chiuso: nel manico mi restan tre stille —
domani tre macchie; sarò decorato, saran le medaglie che danno al soldato
qual premio di gloria... ovver saran spie. Che importa? non mentono i forti — son mie.
Guerriera è la sciabola, patrizio il fioretto, da sbirri o da comici la daga, il stiletto.
Io sono del popolo: battendomi attacco, non paro, non simulo; mi dicon: vigliacco!
Adoro le tenebre, gli orrori, i secreti: son come le nottole, gli spirti, i poeti.
Severo, immutabile tal ier, tal domane; al colpo infallibile, fedel più di un cane.
Non latro, non mangio nè polver, nè palle: m'avvento alla faccia al petto alle spalle
e mordo insaziabile. Pistole strepenti, o tosse o sbadiglio, vi cascano i denti;
e inutili, vacue ad ogni latrato, buon'arma pel vecchio, pel vil, pel soldato.
Io sono lo slancio, la forza, il coraggio, violenza di fulmine, fulgore di raggio.
D'intorno mi piovono condanne e disprezzo; d'intorno mi semino paura e ribrezzo...
Coi vinti, coi poveri, coi servi ribelle: La vita è una insidia?! E pelle per pelle...
Bologna 1878 Aprile 25 Marzo.