Italian poem
Eleganze
by Amalia Guglielminetti (1881–1941)
le essenze
Ora io mi dico: — Per ciascuna goccia d'essenza una fiorita di corolle offre la sua bellezza appena sboccia.
Carne di fiori d'un pallor sì molle da sembrar carne di delizia, nata in tepori di serra o in cima a un colle,
uccisa a sommo della sua giornata e con lungo martirio, perchè tutta si doni, all'ombra e al sole macerata!
Freschezza che si spreme e che si butta poi che stillò l'umor di cui viveva. Pura bellezza vegetal distrutta
per far più impura la bellezza d'Eva!
i profumi
Nel solco di profumo che si scava talor fra il vario ansare d'una via quasi un languor voluttüoso grava.
Ma il desiderio torbido si svia dietro l'ignoto passo che pel vano suo ardore allunga l'olezzante scìa,
sfogliando un fiore, o sminuzzando un grano d'ambra, o stillando issopo e benzoino, già con altri confuso e già lontano.
Fruscìo di seta, o palpitar di lino, o sviluppo di chiome, come odori, fiato che, quasi a notte da un giardino,
da tutto un corpo tepido vapori!
un frutto
Ma il frutto che sul ramo si matura per la sete del suo coltivatore ha la bontà della bellezza pura.
Non è vaghezza sterile di fiore nato al piacer dell'occhio e dell'olfatto, ma polpa e succo buono e buon sapore!
Semplice è il frutto. Un riso di scarlatto sembra avvampar su la sua guancia tonda, per chi sa quale suo gioir, d'un tratto.
Si dona, benchè un poco esso nasconda il rossor dell'offerta tra due foglie. Ma tutto splende, nudità gioconda,
nella man che si tende e che lo coglie.
le sete
Io so la rigidezza delle sete garrule al passo. O vesti d'ave, bene riposte in grandi scatole segrete!
So delle trine la mollezza lene, l'onda dei veli donde emerge il viso come da spume volto di sirene.
So l'iride in mille iridi diviso perchè ogni donna la sua veste faccia del colore più adatto al suo sorriso.
So l'ombra delle piume in cui la faccia s'imbianca d'un languor di passïone, in cui la bocca bella, benchè taccia,
parla parole di seduzïone.