Versos Italian Amalia Guglielminetti Ciò Che Fu

Italian poem

Ciò Che Fu

by (1881–1941)

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l'antico pianto

Quindi prosegua per cammini ombrosi, a fior di labbro modulando un canto che per me l'altra notte mi composi.

Poichè talor non piango io il mio pianto, lo canto, e qualche mia triste canzone fu come il sangue del mio cuore infranto.

Tempo fu che le mie forze più buone stremai in canti a' piedi d'un Signore che m'arse di ben vana passïone.

Io piangevo così note d'amore, come la cieca in sul quadrivio, volta al sole, canta il suo buio dolore

e non s'avvede che nessun l'ascolta.

l'antico desiderio

Seduzïone più d'ogni altra forte, prima d'ogni altra e più cruda fu quella per cui l'invito io ti sorrisi, o Morte.

Per cui il desiderio che flagella la prima volta, sgomentò di muto stupor la mia verginità novella.

E mi conobbi mani di velluto per le carezze lunghe, e per i nomi cari una voce dolce di lïuto.

E sentii nella mia bocca gli aromi d'un frutto al morso cupido maturo. Ma l'acre impurità de' sensi indomi

mortificai con il mio orgoglio puro.

l'antico male

Mortificai la mia anima schiava, ma sotto cruda sferza di sarcasmi l'incatenata più s'umilïava,

più inseguiva per vane ombre fantasmi dolci d'amore, come chi per sete succosi frutti col desio si plasmi.

E fatta a me nemica, con inquete pupille e voce roca e gesto asprigno snudavo l'ansie e le viltà segrete.

Freddo disdegno chiuso in freddo ghigno m'oppose: — Donde vieni? E chi sei tu? Ed io invocai gemendo quel benigno

sonno per cui non v'ha risveglio più.

la guarigione

Ma alle porte del ciel spiò il domani madonna Primavera, vïolette sciolte recando nelle cave mani.

E colei che soffriva si godette un poco di quel riso mattinale che vestiva di fior tutte le vette.

E un'erba o un fiore buono pel suo male, mossa a pietà, la bella maliarda forse le insinuò sotto il guanciale.

Come un'inferma in cui vita riarda a poco a poco, io errai quasi leggiera per gli orti rosa, quasi già gagliarda

cantando: — Grazie, monna Primavera!

incertezze

Pure, ancora di qualche trafittura tremavo, a guisa di convalescente ch'ogni indizio del suo male impaura.

Non ben certa di me, trepidamente, il mio silenzio intimo ascoltando, mi premevo sul cuor le mani intente.

M'indagai, mi scrutai, mi dolsi, e quando m'avvidi in qual tenacità d'affanno esasperavo un dubitar sì blando,

scossi da me l'antico e il nuovo danno e balzai, folle di desii fugaci, incontro al riso d'ogni bell'inganno,

gli risi coi notturni occhi: — Mi piaci!