Italian poem
Desideri
by Amalia Guglielminetti (1881–1941)
vortice
Noi ci fissammo, con un folgorio d'occhi tenace. Io so che in quel momento il cuore ti tremò del tremor mio.
Eravamo seduti con il mento nella mano, in un'ombra di veranda, in qual tempo, in qual giorno, io non rammento.
Rammento che giungeva a ondate, blanda, una lontana musica e che spesso ripeteva un motivo di domanda.
A un tratto ci trovammo così presso da provarne vertigini, e smarriti impallidimmo del pallore stesso
come su un buio vortice che inviti.
un addio
Folle è lasciarci, tutti accesi ancora di desiderio, ancor pronti a godere di tutto ciò che l'un dell'altro ignora.
La volontà che tiene prigioniere le nostre giovinezze le flagella, per farle in solitudine tacere.
Ma più le volge incitatrice a quella gioia non mai gioita, che la morte pur ci farebbe nel suo riso bella.
Più dolce sorte è la comune sorte: darsi con umiltà l'un l'altro, ciechi. Abbandonarsi al vortice più forte
e dirsi dopo un breve addio, senz'echi.
l'ignoto
Io non so chi tu sia. So che una sera noi ci gettammo l'anima negli occhi, con l'impeto di chi brama e non spera.
La ripigliammo cauti, quasi tocchi da un dubbio, e ancor la scagliammo a segno, come la freccia che dall'arco scocchi.
Senza accostarci, senza altro disegno che quello di guardarci ebbri d'amore, ma disgiunti da un qualche aspro ritegno.
Così il male durò. Più tentatore d'allora, a tratti, il tuo volto m'abbaglia. Curiosità di te mi punge il cuore,
desiderio di te me lo attanaglia.