Italian poem
4
by Arrigo Boito
Il cielo è di cenere, — il suol di carbone E par che ogni platano — annidi un dimòne. Le stelle s’estinguono, — la luna s’asconde, I tumuli, i culmini, — le rupi, le fronde. Le curve fantastiche — dell’erto sentiero Son torvi profili — che spiccano in nero.
Chi ùlula? un’ùpupa — del lito montano. Chi vola? una nuvola — che va all’uragano. Chi passa? una foglia — dell’irta mandragola, Un grillo che cigola, — il vento che miagola. Lassù fra le nebbie — la stella dïana Par l’occhio verdognolo — di qualche befana.
E il Re, dall’arsa gola, Com’uom che inorridì, Geme questa parola: « Trol, se la foca hai spenta Qual voce si lamenta Prima che sorga il dì? » Papiol sui storti piè Fa un bell’inchino al Re;
Allor soggiunse il Re: « Trol, quella gazza Ciarla troppo e schiamazza, La scanna tosto; va ». — « Buon Duca e Donno, Nessun ti turbi il sonno ». —