Italian poem
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by Arrigo Boito
È scorsa un’ora; sulla terra bruna Vaga la luna — tutto è sonno, pace. Il mondo tace. — Nei caldi orizzonti S’ergono i monti — come gruppi vari Di dromedari . . . . . . .
« Oliba! sirena dell’adrie lagune, Oliba! vezzosa conchiglia di mar! Disciogli le chiome foltissime e brune. Medusa fatale dal fosco raggiar. L’oscuro zendado ti togli da testa, Discopri la luce freddissima e mesta Di quella tua fronte ch’io voglio mirar. Disfama le ardenti pupille digiune, Oliba! sirena dell’adrie lagune, Oliba! vezzosa conchiglia di mar ». (Ma Oliba non move nè voce nè passo, Par fatta di sasso; E il Re maledetto S’attorce sul letto.)
T’accosta e ti posa sul molle guanciale, Oliba! per l’aure del lido natale, Oliba! pei canti del tuo gondolier!» (Ma Oliba non muove nè voce nè passo, Par fatta di sasso; E il Re maledetto S’attorce sul letto.)
Già dall’ombra ecco sbucò; Sul terrea le ondose anella Negre, viscide, lucenti, Già distese e si drizzò; Già sui piè d’Oliba bella Pone il grifo e già co’ denti L’ampio velo ne strappò.... Già la cinghia e già la serra, Già l’avvince e già l’atterra Strascinandola sul suol! Roteante — striscïante Già depon la smorta amante Sovra il tepido lenzuol! Oh spavento! in stretto morso Su d’Oliba e su Re Orso Si ringroppa il mostro ancor, Già i due corpi in un serrati, Trucemente soffocati Urlan rantoli d’amor!