Italian poem
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by Arrigo Boito
Poscia che al mondo s’era detto 1000, Sotto un rimoto ciel, di là dai mari. Di là dai monti, lontano, lontano. Moriva un Re. Tanto i solchi del tempo
Frugato avea su quell’antico vivo, Che le gene parean due palimsesti Carchi d’orride isrtorie; la sua chioma Bruna un giorno, poi bianca, era di zolfo E d’ossido macchiata, al par di lino Infracidito. Ancor d’atri baleni Lampeggiava lo sguardo.
E’ vi ricorda D’un banchetto regal? d’un gaio incendio, Tutto d’or, tutto sole? era da quello Un secolo trascorso e ancor viveva Lo sposo di que’ giorni; agonizzando, Ma viveva, ed avea centocinquanta Anni varcati. A quel regal banchetto (Narra un’antica saga) ebbero i vini Così gaje burrasche ed infurïate, Che verso l’alba si vedean brïache Le capocchie cascar dei convitati, Distaccate dal torso, a quattro a quattro, Come noci abbacchiate.
Più antica e più veggente ne tramanda Che in quella notte mugolasser voci Tetre nell’aria, e si vedesse appesa La salma d’un gentil romanzatore A un salice del bosco.
La morente Udiam voce del Duca; ei giace, muto Ed atterrito, come immota scolta Diventâr cataletto; e già le coltri Sudario. Ardon funerei ceri. Un frate Gli sta d’accanto, un frate bruno e chiuso In un lungo sajo. Il labbro di Re Orso Sgorga parole e rantoli; chinato Il confessore ascolta. (È la favella Un torbido liquor che vuol l’orecchio Per allambico.) A lunga confessione Dèi prepararti, o frate, a tenebrosa Litania di delitti; in te l’Eterna Misericordia sia consïglio e guida.