Italian poem
Io, che giudice altrui qui siedo in trono
by Biagio Cusano (?–1683)
Io, che giudice altrui qui siedo in trono, son fatto reo di deitá terrena; io, ch’a le colpe altrui parto la pena, a chi pena mi dá, lasso, perdono. Quell’io, ne la cui man che punge e frena, e l’altrui vite e l’altrui morti sono, a l’empia feritá di tigre armena de l’egra vita mia l’imperio dono. Altri al mio spesso riverito sguardo timido agghiaccia; ed io, se miro mai un bel volto avvampar, l’adoro e n’ardo. Giudice, invero, avventurato assai, se, qual giudice Ideo, giamai riguardo di mia Venere ignuda i bianchi rai!