Italian poem
Fra le ceneri
by Carlo Chiaves (1882–1919)
Giacciono, dentro il deserto camino inutile e spento gli alari che, nel cinquecento, foggiava l'artefice esperto
Sotto il possente martello, nel ferro battuto e rude, ed attorcea su l'incude, fregiandoli con lo scalpello.
Deserto il camino, il più vasto camino del vasto maniero, dove bruciava un intero tronco: più nulla è rimasto
Di tutti quei fochi: disparvero, col fumo e con le scintille, su per la canna, le mille fantasmagoriche larve.
Arrugginiti gli alari che ressero sovra il robusto asse, il gravissimo fusto dei roveri secolari:
Che udiron, così da vicino, le fiabe narrate, la sera, dal nonno arguto, a l'intera famiglia, presso il camino.
Che il piede del cacciatore, fra i mille tizzi dispersi, le mille volte ha riversi: che forse l'estremo bagliore
Raccolsero, di qualche segreto foglio gittato a la fiamma. Che hanno sentito la mamma cantare al bimbo inquieto
La nenia monotona e stanca: languiva la fiamma, e sul tetto il fumo del caminetto pareva una nuvola bianca.
Un'altra serena dolcezza che spegnesi a poco a poco, questa che, presso il buon fuoco raccolse più d'una carezza.
O nuova vita che fervi! O irrefrenabile e triste sete di nuove conquiste che ci trascini e ci asservi!
Che, infaticabile assillo, pungi la nostra ragione, che spegni la tradizione del focolare tranquillo,
Perchè non è dato un'ora scordare la febbre fatale, e, presso la fiamma che sale, sognando, assidersi ancora?
E, con le molle lucenti, riattizzare un buon foco, fantasticando e, per gioco, frugare fra i tizzi ardenti?
E intanto il bracco, che annusa, guarda nel fuoco, distratto, e, stropicciandosi, il gatto vi fa d'attorno le fusa?
Il ceppo scricchiola e geme, e immoti ascoltan gli alari i brevi crepitii chiari. Dolcezza e favola insieme.
Dolcezza che più non ritorna; favola che un giorno i remoti figli, diranno ai nepoti. Favola che più non ritorna.
Giacciono freddi gli alari nel freddo camino riversi, come gli arredi dispersi sovra gli inutili altari.