Italian poem
Dove il Mar bagna e circonda
by Carlo Innocenzo Frugoni (1692–1768)
Dove il Mar bagna e circonda Cipro cara a Citerea, Lungo il margin della sponda Bella Nave io star vedea. Pinti remi, e vele d’ostro Vagamente dispiegava: D’or la poppa, d’oro il rostro Rilucente folgorava. V’era ad arte figurato Ne’ bei lati Giove in Toro, Giove in Cigno trasformato, Giove sciolto in pioggia d’oro. V’era sculto in altra parte In Pastor Febo rivolto: V’era sculto il fero Marte Con Ciprigna in rete colto. Dalle antenne inargentate Pendean molli eburnee cetre; D’almi fiori inghirlandate, Pendean gli archi e le faretre: Rilucea la face eterna D’un amabil lume e puro In cristallo, che governa Il notturno calle oscuro. Di chi fosse il bel Naviglio Tosto chiesi, e mi rispose Un bel Genio: Questo al figlio Di Ciprigna si compose. Sù tal legno vincitore Corre i Mari d’Occidente, Volatore, predatore Corre i Mari d’Oiente. Fra vezzosi Pargoletti Nocchier siede, e in dolci tempre Lusinghieri Zefiretti A sua vela spiran sempre. Lo rispettan le tempeste, Lo rispettan nembi e venti: Beltà è seco, ed in celeste Volte gira occhi lucenti. Se ’l bel legno ascender vuoi, Non tcl vieta Amor cortese: Lo saliro i primi Eroi Dopo l’alte invitte imprese. Io vi ascesi, e in faccia lieta Mi raccolse Amor, dicendo: Sei tu pur, gentil Poeta, Che su questo lido attendo. Vienten meco; io vuo’ guidarti, La ’ve il tuo destin m’addita; Colà giunto nel cuor farti Vuò un’amabil ferita. Tacque Amor, e tacque appena Che sciogliemmo dalla riva: Sparve il suol, sparve l’arena: Onda e Ciel solo appariva. Bel veder la prua gemmata Di Nerèo nel regno ondoso Dai Tritoni accompagnata Lungo aprir solco spumoso. Amor dissemi: Tu sei Spirto accetto al biondo Apollo; Se ’l consenti, io ti vorrei Questa cetra tor dal collo. Me la prese, e rimirolla: Poi con mani industri e pronte Delle corde tutta armolla Care al greco Anacreonte. Che vuoi tu, poscia ripiglia, Cantar armi, e cantar duci? Cantar dei sol nere ciglia, Nere chiome, e nere luci. Poi d’intatte rose ordita Ghirlandetta al crin mi cinge: poi sul plettro d’or le dita, Qual volea, m’adatta, e finge. Ecco intanto ferma starsi L’agil Nave, e gli Amorini Altri in terra giù calarsi, Altri in alto raccor lini. Siamo giunti, giunti siamo, Lieto Amor dice e ridice: su ’l bel lido discendiamo, Questa è l’Isola felice. Posto al suolo il piè, scopersi Piagge ombrose, ameni colli, Erbe, piante, e fior diversi Odorosi e freschi e molli. Pure vene di bell’onde Errar vidi tortùose, E baciarsi tra le fronde Le colombe sospirose. Quando eletto stuol m’apparve Di leggiadre Ninfe e belle: Infra loro una mi parve Quel ch’è Cintia fra le stelle. Era il ciglio nereggiante, Nero il crine innanellato, Nero l’occhio scintillante, Bianco il volto dilicato. Corallina, e grazìosa Tra’ bei labbri sorridenti Dischiudea bocca vezzosa. Bel tesoro di bei denti: Tal beltà mentre riguardo, E mie luci in lei son fisse, Scaltro Amor vibrommi un dardo, E partendo poi mi disse: Passaggier caro, rimanti; Così in Ciel scritto è ne’ Fati: Quì trarrai fra i lieti Amanti I tuoi giorni avventurati, Io d’intorno ricercai La mia bella libertade, E ad Amor ne dimandai In favella di pietade, Semplicetto! Ella sta errando All’opposta riva intorno; Colà stassi te aspettando, Ma per te non v’è ritorno. Sì diceva: e battè i vanni, E fe’dar le vele al vento; E i miei nuovi e dolci affanni Cominciaro in quel momento.