Versos Italian da Todi Jacopone De Quello Che Domanda Perdonanza Da Poi La Morte

Italian poem

De Quello Che Domanda Perdonanza Da Poi La Morte

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--O Cristo pietoso,--perdona el mio peccato, ch'a quella son menato--che non posso piú mucciare.

Giá non posso piú mucciare--ché la morte m'ha 'battuto; tolto m'ha el solazzare--desto mondo ove son suto; non ho potuto altro fare,--son denante a te venuto; èlme oporto el tuo aiuto--ché 'l Nemico volme accusare.

--Non è tempo aver pietanza--po' la morte del peccato; fatta te fo recordanza--che tu fusse confessato; non voleste aver leanza--en quel che te fo comandato, la iustizia ha 'l principato--che te vole esaminare.

Lo Nemico sí ce vene--a questa entenzagione: --O Signor, pregote bene--che m'entende a ragione; che a questo omo s'avene--ch'io lo mene en pregione, s'io provo la cagione--co el se de' condennare.--

El Signor che è statera--responde a questo ditto: --La prova, se ella è vera,--entenderolla a distritto; ché onne bono omo spera--ch'io sia verace e dritto; se hai il suo fatto scritto--or ne di' ciò che te pare.

--Signore, tu l'hai creato--come fo tuo piacemento; de grazie l'hai ornato,--désteli descernemento; nulla cosa ha osservato--de lo tuo comandamento; a cui fece el servemento--lo ne deve meritare.

Ché molto ben sapea--quando tollea l'usura, al povero sí daéa--molto manca mesura; ma ne la corte mea--li farò tal pagatura, ch'el non sentí ancura--de que i farò asagiare.

Quando altri li dicía:--Pènsate del finire!-- e quel se ne ridía,--che non credea morire; cortese so a casa mia,--farollo ben servire; poi ch'a mi volse venire,--non lo sappi arnunzare.

Se vedea assembiamento--de donne e de donzelli, andava con stromento--con soi canti novelli; facea acquistamento--per lui de tapinelli; en mia corte ho fancelli--che gl'insegnaran cantare.

Se dico tutta storia,--mo è rencrescemento; ché pur de vanagloria--saría grande strumento; perché glie torne a memoria--fatto n'ho toccamento; senza pagar argento--la carta ne fei trare.

Facciane testificanza--l'angelo so guardiano, se ho detto in ciò fallanza--verso quest'om mondano; credome en sua leanza,--ché 'l mentir non gli è sano; pregote, Dio sovrano,--che me degi ragion fare.--

L'angel viene encontenente--a fare testificanza: --Sappi, Signor, veramente--ch'egli ha detto la certanza; detto ha quasi niente--de la sua nequitanza; tenuto m'ha en vilanza--mentre lo stei a guardare.

--Respondi, o malvagione--se hai nulla scusanza; far ne voglio ragione--de que è fatta provanza; non avesti cagione--de far tal soperchianza; far ne voglio vegnanza,--nol pos piú comportare.

--De ciò che m'è provato--nulla scusanza n'agio, pregote, Dio beato,--che m'aiuti al passagio; che m'ha sí empaurato--menacciato del viagio, sí è scuro suo visagio--che me fa angustiare.

--Longo tempo t'ho aspettato--che te dovessi pentire; con ragion sei condannato--che te déi da me partire; del mio viso sei privato--che mai nol porrai vedere, fate gli aversere venire--che 'l degian acompagnare.

--O Signor, co me departo--da la tua visione! co so adunati ratto--che me menino in pregione! poi che da te me parto,--damme la benedizione famme consolazione--en questo mio trapassare!

--Ed io sí te maledico,--d'ogne ben si' tu privato! vanne, peccator inico,--che tanto m'hai desprezato! se me fusse stato amico,--non saríe cosí menato; a lo 'nferno se' dannato--eternalmente ad estare.--

El Nemico fa adunare--mille de soi con forconi, e mille altri ne fa stare--che pagono co dragoni; ciascun lo briga d'apicciare--e cantar le lor canzone; dicon:--Questo en cor te poni,--ch'è t'opo con noi morare.--

Con grandissima catena--strettamente l'on legato, a lo 'nferno con gran pena--duramente l'on menato; poi gridan quelli con l'oncina:--Èsciti fore,--al condennato. Tutto el popol s'è adunato--e nel foco el fon gettare.