Versos Italian Ferdinando Fontana (A Eugenio Torelli-Viollier)

Italian poem

(A Eugenio Torelli-Viollier)

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Eugenio, l'abitudine È una cinica Dea, Che avvelenò coll'alito Ogni sublime idea! Profuse il genio ai popoli Le perle smaglïanti E un'orda di baccanti In pietre le mutò!

Dal dì che all'Evangelio Pace e conforto io chiesi, Dal dì che il cor degli uomini A interrogare appresi E, come un serpe, ascondersi Vidi nel Bene il Male, Il giorno di Natale, Da allora mi indignò!

I pöetastri raglino Vieti e melliflui canti, Le olenti dame pensino Ai bambini lattanti, Credan davver gli stolidi Ch'oggi ogni sdegno è spento, Biascichi un complimento Ogni bocca volgar!

Io, solitario, medito Chiuso nella mia stanza Che retaggio di popoli Grulli è una grulla usanza... Nè a vagolar pei trivii Coi miei pensier discendo, Chè fuggo un quadro orrendo Che m'eccita a imprecar.

Giù v'è un delirio, un'orgia Di sangue e di carname; Polpe squarciate e muscoli Ornati di fogliame, Bestie sgozzate e viscere Ancora palpitanti, E rosse man fumanti, E gocciolanti acciar!

Lungi da me l'orribile Tripudio dei macelli, Ove le fronti pallide Di pecore e vitelli, Trofëo spaventevole, Col livid'occhio spento, Mandandomi un lamento, Mi possono guardar!

Lungi da me, o limosine D'un mondo imbellettato, Chicche donate ai bamboli D'un popolo affamato! Lungi da me l'ingenua Fede dei tardi ingegni, Che spengansi gli sdegni Coll'agape d'un dì!

Lungi da me quest'ebete Sfida a chi più divora, Quest'inno che da gonfie Ventraglie erutta fuora! Lungi da me l'effluvio Di frutta e di dolciumi, A cui gli acri profumi Inutil sangue unì!

O triste lotta!... O vincolo Fatal della Natura! È ver, dell'altrui sangue Vive ogni creatura! È ver, la morte è il nocciolo Che genera la vita! In terra e in ciel scolpita La dura legge io so!...

Ma, per far festa, uccidere, Non per sbramar la fame; Ma il rider tra i cadaveri, Gridando: Pace!... è infame! Ma l'esclamar tra i rantoli "Quest'oggi è un giorno gajo!" È lazzo da beccajo Che il sangue inebrïò!

Deh! Se nei vostri pargoli Sensi d'amor bramate Dal barbaro spettacolo, Madri, li allontanate... O scenderanno funebri Fantasimi crudeli A rapir loro i cieli Del sonno verginal!

Ah! dite lor che scordino Quest'efferata usanza; Che a feste meno stolide Rivolgan la speranza; Che verrà un dì in cui gli uomini Saran davver fratelli, Senza l'orgie e i macelli Di questo saturnal!

25 dicembre 1876.