Versos Italian Ferdinando Fontana (A Giuseppe Gallotti)

Italian poem

(A Giuseppe Gallotti)

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Non domandarmi un cantico Per le umane passioni! L'inesorabil logica M'impone altre canzoni; Io non posso più esprimere Nè il pianto, nè la gioja, Chè mi vennero a noja Le lagrime e i sorrisi dei viventi. Mi rifiuto all'analisi Delle cose crëate, Per viver nel delirio Di altezze sconfinate; Ivi è un eterno fascino, Ivi, un pugno di polve, Che ignoto soffio avvolve, Sembrano gli astri nello spazio ardenti.

Dinanzi alla voragine Dell'eterna armonia Le passioni degli uomini Perdon la poësia; Così l'estremo rantolo Del nocchier si confonde Col ruggito dell'onde, Su cui passa, tuonando, la bufera!... Il Bene e il Mal s'intrecciano Nell'assidua natura; Il Bene e il Mal s'alternano Con sapiente misura; E, indivisi, si aggirano Fra il turbo dei viventi, Gelidi, indifferenti A chi piange, a chi ride ed a chi spera.

La medaglia simbolica, Dalla gianica faccia, Ha nella prima il gaudio, Nell'altra la minaccia; Ma si palesa agli uomini Sempre con fronte eguale, Perchè nel Ben sta il Male, Perchè nel Male sta del Bene il germe.

I contenti e le lagrime Dei poveri mortali Per varïar di secoli Saranno sempre eguali; I desiderii fervono In ogni crëatura... E il gaudio o la sventura Vengono a soddisfar l'umano verme,

E poi che un giorno ridere O pianger gli è concesso, Torna dei desiderii Il popolo indefesso; La noja uccide il gaudio Ed il dolor si accheta... E la caduca creta Ribeve al fonte dell'antica speme! È una storia monotona Degli uomini la storia! Sempre lo stesso fremito Di bassezze e di gloria! Sempre gli stessi gemiti Per gli stessi dolori! Sempre gli stessi amori! Sempre il labbro che ride e quel che geme!

Al suon delle battaglie Succedono le paci; Dopo l'orgie del sangue Vengon quelle dei baci; Come fantasmi, i popoli Agitando le braccia, Contorcendo la faccia, Per un istante passan sulla terra.... Nè resta che una debole Eco di tanti eventi, Che nel frastuon va a perdersi Delle novelle genti,... Poi ricomincia il turbine Dei desiderii arcani, Che dai cervelli umani Elettrico incessante si disserra!

Dal sorriso d'un popolo Nasce d'un altro il pianto; Per una gente è un empio Chi per un'altra è un santo; E le bufere scrosciano, E il sol sfavilla, e i fiori Si veston di colori, E nello spazio rotëan le stelle!...

Tutti, mendìchi e principi, Deboli e forti, tutti Proviam gli stessi gaudii, Abbiam gli stessi lutti! Il Bene e il Mal ci scuotono Coll'istessa potenza, E l'umana sapienza Alla gran legge invan si fa ribelle!...

No, il sorriso degli uomini, No, degli uomini il pianto, Nel cranio mio non destano Giocondo o mesto un canto; Perch'io so che le lagrime Fan più dolci i sorrisi; Perch'io so che indivisi Il Bene e il Mal s'aggiran fra i viventi. Sol nell'immensa sintesi Delle cose crëate, Nel supremo delirio Di altezze sconfinate Trovo dei carmi il fascino! Ivi, un pugno di polve, Che ignoto soffio avvolve, Sembrano gli astri nello spazio ardenti.

Giugno 1875.