Versos Italian Francesco Beccuti Benché sul carro trionfante io vegna

Italian poem

Benché sul carro trionfante io vegna

by (1509–1553)

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Benché sul carro trionfante io vegna, perché paio il bisavol di Nabucco, voi mi farete un volto da matregna. Chi ha canuta la barba o bianco il zucco vi puzza, o donne, e non porgete orecchio a quei che han sol ne le parole il succo. Pur veggio che d’udir fate apparecchio, vedendomi queste ale, e disiate saper chi sia questo uccellaccio vecchio; ed io, perché voi ben mi conosciate, son venuto oggi in questo abito antico, con queste crocce e con le spalle alate. Non sono uccel, però, ma ben vi dico son d’ogni uccel piú presto e piú leggiero, e di sempre volar sol mi nutrico: se non credete ch’io vi narri il vero, contemplatemi ben dal capo al piede e con gli occhi accordate anche il pensiero. Maggior è ’l mio poter ch’altri non crede: questo corpo, che par debile e fiacco, ogni cosa creata alfin possede; di correr mai, mai di volar son stracco, e ’l mio perpetuo corso e ’l volo eterno su gli occhi vostri pone il mondo a sacco; sotto la mia custodia e ’l mio governo volgonsi gli anni, i mesi, i giorni e l’ore e primavera, estate, autunno e verno. Donne, per me gioventú nasce e muore, nel vostro volto per me surge e cade de la bellezza il momentaneo fiore, e questa vostra fresca e bella etade un giorno vi parria, se vi accorgeste de la mirabil mia velocitade. Convien che tosto il bel tesor vi preste e tosto ve ’l ritolga, ché queste ale son vie piú d’un baleno a fuggir preste. Che piú tardate adunque? e che vi cale d’esser giovani e belle, se voi sete voi medesme cagion del vostro male? O miserelle voi, che invan perdete la giovinezza e non volgete gli occhi al ben che racquistar mai piú potrete! Non vi pascete di pensieri sciocchi, ché la memoria de’ mal spesi giorni è ’l maggior duol che sopra il cor trabocchi. Non sperate mai piú che indietro io torni; prima che di man v’esca, aprite un poco i bei vostri occhi d’ogni grazia adorni, e vedrete il piacer, la festa e ’l gioco, contentezza e diletti e risi e canti che in verde etá di savia donna han loco; vedrete i dolci spassi e tanti e tanti frutti d’amor che parturisce ognora il servir lungo de’ fedeli amanti; da l’altra parte scorgerete ancóra come una donna si consuma e straccia che del diletto mai non prese un’ora. Perché costei che ognor vi dá la caccia, vi giunge presto e fa canuto il crine biondo e scolora la vermiglia faccia; le rose andranno e resteran le spine, gli stenti e i guai vi pioveranno addosso, gli scherni e beffe saran senza fine. Or, quanto abbia il cervel semplice e grosso, chi per goder aspetta d’esser vecchia, ecco qui la Vecchiezza: io piú non posso; ella stessa il dirá, dateli orecchia.