Italian poem
Io ch'una volta lodai noncovelle
by Francesco Beccuti (1509–1553)
Io ch’una volta lodai noncovelle deggio ben lodar voi che siete il tutto circa i costumi e le virtú piú belle; ma non prometto di toccar per tutto i tasti del vostr’organo, perch’io non mi voglio imbarcar senza presciutto; bastami sol di sodisfare al mio (disse il padre Ariosto, io non so donde) c’ho di lodarvi e d’onorar disio. Voi non siete un bell’arbor pien di fronde, ma tutto pien di frutti e pien di fiori e quel ch’appare è bel, quel che s’asconde. Chi vi riscontra è forza che v’onori e, come foste buona roba, è forza che chi parla con voi se ne innamori. Non son parole, prospettive e scorza le cortesie ch’usate, e ’l donar vostro altrui non prega, ma comanda e sforza; voi sete proprio ne le corti un mostro e il riverso e l’antifrasi di tanti, vituperio e disnor del secol nostro. I servizi che fate son cotanti, cioè senza dir: — Torna oggi o dimane — e dite del «si» sempre a tutti quanti; e le vostre gentil maniere umane e ’l conversar domestico e sicuro son grati e dolci piú del marzapane. Ai salsi detti, al ragionar maturo, quando aprite la bocca, io veggio chiuse la salara e le scole in sopramuro. Che dirò di Parnaso e de le Muse che vi terrian piú che fratei, se voi giá non l’aveste per Mercurio escluse? O noi beati, o fortunati noi che ’l bel vostro commercio avemo in sorte con Paltre cose che direm da poi! L’invidia istessa, volsi dir la corte, non sa trovar nel vostro officio menda e vi chiama fedel piú che la morte. Ma ritorniamo un poco a la stupenda gentilezza, a voi sol propria e natia ben che per discrezione ognun l’intenda: tanto a voi giova l’usar cortesia che, altrui servendo, il ringraziate ancóra come l’obbligo vostro e suo non sia; voi dispensate ogni momento, ogni ora in beneficio d’ognuno, e pertanto S maraviglia non è se ognun v’adora. Deh, perché non son io mastro di canto per poter ben capire il contrappunto de l’armonia de le virtú ch’io canto? Con animo si bello è poi congiunto un si benigno aspetto e si giocondo che ci dimostra quel che sete appunto. Ma sento un che mi dice: — Oh tu hai del tondo! — però ch’io me la passo assai leggieri e di vostre virtú non tocco il fondo. Io cominciai questo capitol ieri e voleva su starci un mese intiero, ma sempre mai non tornano i pensieri: questo è uno schizzo, un’ombra, un cenno, un zero; pur ardisco di dir questa parola, che quel poco c’ho detto è tutto vero, e chi dice altro mente per la gola.