Versos Italian Francesco Berni Contra Pietro Aretino

Italian poem

Contra Pietro Aretino

by (1610–1673)

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Tu ne dirai e farai tante e tante, lingua fracida, marcia, senza sale, che al fin si troverà pur un pugnale meglior di quel d’Achille e più calzante.

Il papa è papa e tu sei un furfante, nodrito del pan d’altri e del dir male; hai un pie’ in bordello e l’altro in ospitale, storpiataccio, ignorante e arrogante.

Giovan Mateo e gli altri che gli ha appresso, che per grazia de Dio son vivi e sani, ti metteran ancor un dì in un cesso.

Boia, scorgi i costumi tuoi ruffiani e se pur vòi cianciar, di’ di te stesso: guàrdati il petto, la testa e le mani.

Ma tu fai come i cani, che, dà pur lor mazzate se tu sai, come l’han scosse, son più bei che mai.

Vergognati oramai, prosontuoso, porco, mostro infame, idol del vituperio e della fame,

ché un monte di letame t’aspetta, manegoldo, sprimacciato, perché tu moia a tue sorelle allato;

quelle due, sciagurato, c’hai nel bordel d’Arezzo a grand’onore, a gambettar: "Che fa lo mio amore?"

Di quelle, traditore, dovevi far le frottole e novelle e non del Sanga che non ha sorelle.

Queste saranno quelle che mal vivendo ti faran le spese, e ’l lor, non quel di Mantova, marchese;

ch’ormai ogni paese hai amorbato, ogni omo, ogni animale: il ciel, Iddio, il diavol ti vol male.

Quelle veste ducale, o ducali, acattate e furfantate, che ti piangon in dosso sventurate,

a suon di bastonate ti seran tolte, avanti che tu moia, dal reverendo padre messer boia;

che l’anima di noia mediante un bel capestro caveratti e per maggior favor poi squarteratti;

e quei tuoi leccapiatti bardassonacci, paggi da taverna, ti canteran il requiem eterna.

Or vivi e ti governa; ben che un pugnale, un cesso, o ver un nodo ti faranno star queto in ogni modo.