Italian poem
Contro l'essergli dati a forza versi e carmi
by Francesco Berni (1610–1673)
Eran già i versi a i poeti rubati come or si ruban le cose tra noi, onde Vergilio, per salvar i suoi, compose quei dua distichi abbozzati.
A me quei d’altri son per forza dati, e dicon: "Tu gli arai, vuoi o non vuoi"; sì che, poeti, io son da più che voi, dappoi che io son vestito e voi spogliati.
Ma voi di versi restavate ignudi, poi quegli Augusti e Mecenati e Vari vi facevan le tonache di scudi.
A me son date frasche, a voi danari; voi studïate, et io pago li studî e fo che un altro alle mie spese impari.
Non son di questi avari di nome né di gloria di poeta: vorrei più presto aver oro o moneta;
e la gente faceta mi vuol pur impiastrar di versi e carmi, come se io fusse di razza di marmi.
Non posso ripararmi: come si vede fuor qualche sonetto, il Berni l’ha composto a suo dispetto;
e fanvi su un sguazzetto di chiose e sensi, che rineghi il cielo se Luter fa più stracci del vangelo.
Io non ebbi mai pelo che pur pensasse a ciò, non che ’l facessi; e pur lo feci, ancor che non volessi.
In Ovidio non lessi mai che gli uomini avessen tanto ardire di mutarsi in cornette, in pive, in lire,
e fussin fatti dire ad uso di trombetta veniziano, che ha dietro un che gli legge il bando piano.
Aspetto a mano a mano che, perch’io dica a suo modo, il comune mi pigli e leghi e dìame della fune.