Versos Italian Fulvio Testi Già de la Maga amante

Italian poem

Già de la Maga amante

by (1593–1646)

Listen in the reader

Già de la Maga amante L’incantata magion lasciata avea A più degni pensier Rinaldo inteso; E su pino volante De l’Indico Ocean l’onda correa, A tutt’altri nocchier cammin contese; Ma de l’incendio acceso Restava ancor ne l’agitata mente Del cavalier qualche reliquia ardente. Ei ne l’amata riva, Che di lontan fuggia, non senza affanno Tenea lo sguardo immobilmente affiso: Di colei, che mal viva Abbandonò pur dianzi, Amor tiranno Li figurava ognor presente il viso: Onde a lui, che conquiso Per desio per pietà si venia meno, Più d’un caldo sospiro uscia dal seno. Ma con ricordi egregi Ben tosto incominciò del cor turbato L’amico Ubaldo a tranquillargl’i sensi. O progenie di regi, Terror del Trace, a cui riserba il Fato Tutti d’Asia i trofei, che fai? che pensi? Frena quei mal accensi Sospir che versi, e pria, ch’acquisti forza, La fiamma rinascente affatto ammorza, Se credi al vulgo insano, Amor è gentil fallo in cor guerriero; E gran scusa a peccar è gran bellezza: Ma consiglio più sano Somministra Virtute: Ella il pensiero Con rigor saggio a più degn’opre avvezza: Non è minor fortezza Il rintuzzar di due begli occhi il lampo, Che ’l debellar di mille squadre un campo. Che val condur davanti Al carro trionfante in lunga schiera Incatenate le provincie, e i regni? Mentre che ribellanti S’usurpino del cor la reggia intera, Malgrado di Ragione, affetti indegni? Se in te stesso non regni, Se soggetta non rendi a te tua voglia, Guerrier non sei se non di nome e spoglia. Sovra il lucido argento De le porte superbe impresse Armida Di famoso campion l’arme e gli amori: Con cento legni e cento Fende il Leucadio seno, e non diffida Piantar in riva al Tebro Egizj allori; Ma fra i bellici orrori, In poppa, che di gemme, e d’or riluce L’adorata beltà seco conduce. Con l’armata latina Cozzan del Nilo i coraggiosi abeti, Pari è ’l valor, e la vittoria è incerta; Ma la bella reina, Ch’atro mira di sangue il seno a Teti, Volge i lini tremanti a fuga aperta; E dietro a l’inesperta E timida compagna Antonio vola, E l’imperio del mondo Amor gl’invola. Or qual darti poss’io Di traviato cor più vivo esempio Di quel, ch’a te l’idol tuo stesso espresse? Te cerca il popol pio, Te chiama a liberar dal Tirann’empio La sacra tomba, e le provincie oppresse, E quasi in obblio messe La Fè, la Gloria, in vil magion sepolto Tu resterai idolatrando un volto? Aspra, Rinaldo, alpestra E la via di Virtù; da’ regni suoi Vezzi, scherzi e lascivie han bando eterno. Accoppia a forte destra Anima continente, e i prischi eroi Scemi di gloria in tuo paraggio i’ scerno. Quell’è valor superno Ch’in privata tenzon col proprio affetto Sa combattendo esercitar un petto. O de gli Esperj scettri Alfonso onor primier, divota Musa Con queste voci a tua virtute applaude: Vile è ’l suon di quei plettri, Ch’adulatrice man di trattar usa, Nè cetra lusinghiera è senza fraude: Ma se con vera laude De gli onor tuoi mia penna i fogli verga, D’ambrosie stille Eternità gli asperga. Amor, cui chiama il mondo Arciero onnipotente, in sua faretra Rintuzzato per te trova ogni strale. Che non fa d’un crin biondo il lascivo tesor? Qual sen non spetra Di duo begli occhi il fulminar fatale? Te sol non move; e quale Il Tessalico Olimpo, indarno a’ piedi I tuoni di beltà fremer ti vedi. Qual nuova maraviglia? Cinta d’aureo diadema in real chiostro Trionfar Continenza oggi vedrassi? So che de l’Ozio è figlia, E che nudrita infra le gemme e l’ostro Ne gli alberghi de i re Lascivia stassi: Come mai fermò i passi La Pudicizia in corte? e chi poteo Erger tra ’l lusso a la Virtù trofeo? Da te quest’opre ammira Stupido il mondo; e perchè in loro io viva, A l’età nove or le descrivo in carte. Ben su l’eburnea Lira, Ch’a l’Aufid’ora ed or a Dirce in riva Trattar Clio m’insegnò con music’arte, Mill’altre in te cosparte Glorie direi; ma sol quest’una i’ sceglio, E di quest’una ad ogni re fo speglio.