Italian poem
A uno dei Mille
A UNO DEI MILLE
O
quando nelle fortune indaghi l’Orse e t’argomenti di campar tuo legno cercando il faro?
Quando torni dall’isola dei Sardi carico, e taciturno al tuo timone stai rugumando il tuo masticaticcio, tese le scotte, a tratti co’ tuoi grigi occhi non guardi per l’ombra se tu scorga il tuo Leone fiammeggiare laggiù sul sasso arsiccio contro la notte?
E quando poi governi a prender porto, maggio illustrando la città dei Doria, non cerchi tu quella che a Quarto eresse magra colonna la modestia del popolo risorto, per figurarvi in sommo la Vittoria che sul gran cor parea ti sorridesse come tua donna?
Tu non rispondi. Solo ascolti i vènti e disputi talor con la tempesta. Hai crudo e breve il motto a dir tua noia, e più non dici.
Tua vita va tra due divini eventi, tra bonaccia e fortuna; e quella gesta la scrisser già su le tue vecchie cuoia le cicatrici.
Ond’io ti priego che mi sii benigno, o tu che troppo sai d’amaro sale, se consecrarti ardii questi miei carmi tumultuanti. In van chiesi al tuo mar che nel macigno, nell’invitto macigno sepolcrale, volesse per l’eternità foggiarmi strofe giganti.
Ma tu vi sentirai correre, sopra al rosso bulicame, odor salmastro; romoreggiar v’udrai l’onda nemica come il frangente; vi rivedrai quale t’apparve all’opra Colui che fu buon calafato e mastro d’ascia, d’ogni arte artiere, dell’antica tirrenia gente.
Io ne cercai l’imagine sicura entro gli occhi tuoi tristi, in cor tremando. Eri presso il cordaio per rinnovare
tue gomenette; seguivi l’arte della torcitura, il crocile, la pigna, il naspo; quando su le tue labbra le parole amare lessi, non dette.
“Il torticcio dell’àncora s’è rotto. Rinnovarlo non giova. Orvia, tralascia! Per flagelli e capestri, o cordaio, l’acre canape torci. La terza Italia si distende sotto ogni bertone come una bagascia. E Roma all’ombra delle querci sacre pascola i porci.„