Italian poem
Ballata dodicesima
Era la fonte in una lene altura coronata d’opachi elci e di mirti. Rompevano li spirti de la fonte tra’ sassi palpitando.
Non mai dolce sonò bistonia lira come le fronde a ’l vento su la natività de le bell’acque; nè fu sì chiaro il talamo d’Argira e nè pur l’ariento u’ con la ninfa, poi che a Giove piacque, Ermafrodito giacque. Partíasi l’onda in rivoli tra’ massi de ’l clivo, in piú di cento rivoli che brillavano, pe’ sassi fini e politi, con variamento di carbonchi topazi e crisoprassi. Attoniti mirammo; ed in noi nacque desío di bere... — O fonte, io t’inghirlando!