Italian poem
Madrigali dei sogni
O bel fanciullo Agosto, o re de ’l bosco, o diletto de ’l Sole, o Chiomadoro, o tu che ogni orto cangi in un tesoro,
questa è la voce tua? Ben la conosco, Su la gota il tuo caldo alito sento; bevo il murmure liquido de ’l vento:
miro pe ’l ciel navigli, alti d’argento cui governano i Sogni, ebri piloti. Giovami errar con quelli a’ lidi ignoti?
La luna che pendea ne ’l ciel felice, come pende da ’l ramo un roseo frutto, quasi erami a le labbra allettatrice.
Tendeano a ’l ciel, lungh’essi i paradisi, arbori ingenti; fiorìan l’ombre; il flutto era soave; aulìano i vènti elisi.
A noi su ’l capo non fuggiva l’Ora: la gran legge de ’l Tempo era bandita. Ella splendea d’un’immortale aurora. Io bevea da’ suoi cari occhi la Vita.
Ella reggea con le due man levate una gran lira; e, andando, in contro a ’l Sole splendea di tra le corde la sua faccia.
Tutti i Vènti cantavano: — Laudate! Ritorna a ’l Padre la divina prole. — E cantando morìan ne la sua traccia.
Raggiava il padre Sol, di meraviglia, guardando risalir l’unica figlia.