Versos Italian Gabriele D'Annunzio Lucertole

Italian poem

Lucertole

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Ricordi? Fiammeggiava il meriggio di giugno maturo su le mèssi biondissime mobili susurranti a ’l lïeve scirocco un giocondo pispiglio carezzevole.

Noi sedevamo insieme ne l’ombra d’un pàtulo faggio ove cantavan querule cicale: il canto stanco allungavasi lungi ne ’l sole come il tuo sguardo, o Nemesi,

come il tuo nero sguardo ne ’l sole divino che i poggi verdi in fondo e le giovini vigne empiëa di nozze, ed il piano flavente n’empiea, folgoreggiante pronubo.

Cinque falchetti in alto mescevan le strida ed i giri; le rondini fuggiano in frotte; e quando a tratti tu il capo levavi a ’l clamore, io ne ’l collo fidiaco

ratto le labbra calde figgeva e su ’l pario candore note rosee lasciavati. Le orchidëe salivano intorno co’ miti profumi rosse, turchine e candide:

io cogliendo le rosse godeva intrecciartele a ’l crine, a ’l crine, o bianca Nemesi, nero, da be’ riflessi di seta, fluente in anella giù pe ’l seno e pe’ gli omeri.

Tu dai dentini bianchi di vipera un riso di fata ridevi e ti fiorivano su le labbra parole leggiadre, ne ’l tenero cuore voluttuose immagini

fiorivanti. I falchetti strepean; due bianche farfalle s’inseguìan da’ papaveri a ’l grano. — O Sole, pronubo fulvo, di gioia datore, sacro a gli aedi, a’ pampini

caro, m’odi: se mai canzoni di gloria a’ meriggi ti dissi, e a’ vespri placidi meste elegie suavi, deh l’ala de ’l tempo fuggente tu indugia, e de ’l più fulgido

tuo raggio i nostri arridi purpurei amori! — Arrideva il gran Sole bellissimo ne l’ cobalto de ’l cielo; su i colli natavano lente ad austro quattro candide

nuvole. Io su le mie ginocchia ti trassi, e guardava, o Nemesi, guardavati il seno palpitante tra i veli — oh misteri divini di voluttà! — guardavati

l’anche opime, un trionfo di curve; le coscie ritonde guardavati, che elisii prometteano di gioie. E le mani proterve frementi tentavan la virginea

zona; tu, repugnante invano, cedevi a la febbre che la carne scorreati ardendo: conscio il grano ondeggiava, i papaveri rossi fiamme intorno pareano

vive… D’un tratto un forte fruscìo ne la siepe vicina s’intese: un acutissimo grido gittasti, o Nemesi, come ferita ne ’l cuore, lungi fuggendo, trepida

fra ’l gran fuggendo. Intorno, a la siepe, commosso, stupito io guardava: sbucarono tante verdi lucertole ratte sparendo tra l’erba… Poi risa alte sonarono.