Italian poem
Per il Re
Salva il Re che, dimesso l’ermellino e la porpora, come il fantaccino renduto in panni bigi, sfanga nel fosso o va calzato d’uosa cercando nella cruda alpe nevosa, Dio vero, i tuoi prodigi.
Salva il Re che partisce il pane scuro col combattente e non isdegna il duro macigno alla sua sosta né pe’ suoi brevi sonni strame o paglia sospesi ai rossi orli della battaglia che sotterra è nascosta.
Proteggi il Re del sollecito amore, che in casta forza il tremante dolore cangia con l’occhio fermo, il Re che in fronte ha la ruvida ruga e pur sì dolce esser può quando asciuga la tempia dell’infermo.
Proteggi il Re della semplice vita chinato verso ogni bella ferita che è rosa del suo regno, chinato verso il sorriso dei morti, verso il sorriso immortale dei morti, che è l’alba del suo regno.