Italian poem
Ricordo di Firenze
La vedevo passare ogni mattina sotto le mie finestre spalancate quel demonietto d’una crestaina piena di guizzi e di procaci occhiate:
la vedevo passare ogni mattina. Eran biondi e ricciuti i suoi capelli di sotto a ’l cappellin di seta nera e su la fronte le scendean ribelli
dandole un’aria seducente e fiera: eran biondi e ricciuti i suoi capelli… Che begli occhi, perdio!… Che bel sorriso su que’ turgidi labbri porporini
che si schiudean talvolta all’improvviso per mostrare un tesoro di dentini: che begli occhi, perdio! che bel sorriso!… Spandean le vesti un lascivetto odore
di muschio intorno, ed un piedin guizzante faceva indovinare lo splendore d’una gamba nervosa e provocante: spandean le vesti un lascivetto odore…
Io sbattevo talor le persïane e tossivo per farla rivoltare, e poi, pensando a tante cose strane, non mi piaceva più di studïare:
come sbattevo quelle persïane!… E un giorno un ciclamin lasciai cadere mentre passava, e tutto rosso in volto mi ritirai per non farmi vedere,
e mai non seppi se l’avea raccolto: un giorno un ciclamin lasciai cadere… Venne l’autunno, e più non la rividi la bionda crestaina riccioluta
che m’aveva strappato ai libri fidi, toccandomi una corda ancóra muta: passò l’autunno, e più non la rividi!… E poi riseppi ch’era all’ospedale
e che la tisi dentro la rodeva, e che nessun conforto il lento male un po’ men disperato le rendeva… e poi riseppi ch’era all’ospedale!