Italian poem
Romanza
Sotto l’acqua diffuse verdeggiano le piante; e in rigido adamante paion constrette e chiuse.
Le coppe ampie de ’l loto splendono ivi, non tocche; su ’l loro stelo immoto paiono aperte bocche.
Ancora il vaso d’oro che a l’acqua Ila protese, la vasta urna cretese da ’l bel fianco sonoro,
fa co ’l suo grave pondo le foglie ancor piegare. Ma non s’odono a ’l fondo le najadi cantare.
Le najadi procaci, che il giovinetto sire ad Ercole rapire osarono co’ baci,
giacciono a ’l fondo estinte da gran tempo ne ’l gelo; e le lor membra avvinte che splendean senza velo,
quelle membra ove i lievi fiori de ’l sangue allora uscìan brillando fuora come rose tra nevi,
e li occhi ove saette avea certe il disìo, e le bocche perfette ove più d’un bel dio
trapassando per Coleo piacquesi a lungo bere, e le chiome leggere che segnavan d’un solco
aureo l’acque ne ’l nuoto involgendo e portando i calici de ’l loto con un murmure blando.
or tutto è inerte e informe ne l’ime sedi algenti. In biechi atteggiamenti di morte, il coro dorme.
Dorme per sempre il coro de le ninfe sommerse; ma brilla il vaso d’oro ch’Ila ne ’l fonte immerse.