Italian poem
Sogni di terre lontane
SOGNI DI TERRE LONTANE.
i pastori. S
che quasi dalla sabbia non divaria. Isciacquìo, calpestìo, dolci romori.
Ah perché non son io co’ miei pastori?
le terme S
alla stanga appaiato col giumento circa la mola cònica di lava; e più de' nudi torsi, e più de' busti e più de' cippi mi sarebbe cara l’ombra delle farfalle su pe' dolii risarciti con piombo dal colono.
Settembre, là, sul fianco del bel Trono d’Afrodite, l’aulètride dagli occhi a mandorla e dal seno di cotogna sta, sovrapposta l’una all’altra coscia, adagiata sonando le due tibie con i frammenti dell’esperte dita; e il Re Pastore immoto nel basalte figge all’Eternità gli occhi corrosi.
Ronzano l’api ne’ silenziosi orti dei bianchi monaci defunti; e nelle celle àbitano gli iddii, làcerano le Menadi la vittima, Anassimandro medita, dal muro svégliasi il carme dei fratelli Arvali. “Enos Lases iuvate.„ Un’ape or entra, per la chioma di Iulia che l’illude.
Nell’àlveo d’un ricciolo si chiude.
lo stormo e il gregge. S
lacus ivtvrnæ. S
Sacra tra gli oleandri giovinetti e i sepolcreti dei Latini prisci.
Si tace il Fonte ne’ suoi marmi lisci come quando Tarpeia la Vestale vi discendea con l’anfora d’argilla. Tremola il capelvenere sul tufo e sul mattone, l’acqua è glauca, tinge il suo letto lunense; una lucerta su l’ara dei Diòscuri tranquilla gode in grembo alla dea di lunga face.
Ombre delle farfalle in quella pace! Poc’acqua accolta, santità dell’Urbe! Le custodi del Fuoco sempiterno scendono alla marmorea piscina? o i Tindàridi rossi di latina strage, per beverare i due cavalli? Deh lauri nuovi! Presso il puteale crescono, nel sacrario di Iuturna.
Li veglia la Speranza taciturna.
la loggia. S
la muta. S
come grembi di donne desiate, sì che al calcar repugna il cavaliere!
Vanno i cani tra l’èriche leggiere con alzate le code e i musi bassi, davanti il capocaccia che gli allena per mezz’ottobre ai lunghi inseguimenti. S’ode chiaro squittire in que’ silenzii. Il suon del corno chiama chi si sbanda e chi s’attarda e trae la lingua ed ansa. Già la virtù si mostra del più prode.
Il buon mastro dell’arte sua si gode: talor gli ultimi aneliti esalare sembra l’Estate aulenti sotto l’ugne del palafren che nel galoppo falca. E, fornito il lavoro, ei torna al passo per la carraia ingombra di fascine: con la sua muta va verso il canile, va verso Oleggio ricca di filande.
Vapora il fiume le sterpose lande.
le carrube. S