Italian poem
Solleone
Maturo ferve il termidoro; i campi stendonsi lunge biondeggianti a ’l riso de ’l gran meriggio silenzioso; via dritta si slancia la candida strada fra le siepi riarse; sopra il capo il vasto azzurro senza ombra di nube; a ’l guardo campi, campi, campi ancora. Una torma di falchi in alto in alto passa rotando e si dilegua.
Là, là giù va cigolando una carretta colma di sacchi: la slombata alfana s’avanza a gran fatica a ’l tintinnio de’ sonagli monotoni; il padrone russa sdraiato co ’l cappel su ’l volto; e il fulvo cane polveroso segue con la lingua pendente…
Su’ radi alberi e ne’ cespugli canta la cicala la canzone de l’uggia.
— O abitatrice arguta de la selva, che decorri la vita breve tra la luce e il verde in un inno festante a la Natura, ben da l’alma io t’invidio!… A te l’aurore piovon rugiade celesti, a te il sole gli almi strali profonde ne’ meriggi e ne li occasi di viola i risi, a te benigna concede un albergo la fatidica querce e a’ tuoi concenti mesce i susurri de le folte chiome… Nïuna cura te persegue: a gli uomini le vane lotte ed il dolor. Sol temi tu che l’audace fanciullo ti tolga a la quete de’ campi, e ti tormenti co’l feroce ditino il sen vocale! — Ecco s’affretta una massaia industre co ’l canestro su ’l capo; una bambina seminuda la segue ansando, e ride a ’l bianco vitellino che saltella dinanzi a loro. La madre mi guarda co’ neri occhioni di colomba, e passa. Una torma di falchi in alto in alto passa rotando e si dilegua.
Ho sete: il sol mi brucia orribilmente il volto. Non un ruscello mormorante intorno, non un albero ombroso, nulla!… Via dritta si slancia la candida strada fra le siepi riarse; sopra il capo il vasto azzurro senza ombra di nube; a ’l guardo campi, campi, campi ancora…