Italian poem
Era tolto di fasce Ercole a pena (Lucas)
ERA tolto di fasce Ercole a pena, Che pargoletto ignudo Entro il paterno scudo Il riponea la genitrice Alcmena, E nella culla dura Traea la notte oscura. Quando ecco serpi a funestargli il seno Insidïosi e rei: Cura mortal non spei Se pur sorgesse il gemino veneno: Chè ben si perde allora, Ch’alto valor s’onora. Or non sì tosto i mostri ebbe davante, Che con la man di latte Erto su i piè combatte Già fatto atleta il celebrato infante, Stretto per strani modi Entro i viperei nodi. Al fin le belve sibilanti e crude Disanimate stende: E così vien, che splende Anco nei primi tempi alma virtude, E da lunge promette Le glorie sue perfette; Ma troppo fia, ch’io su la cetra segua Del grande Alcide il vanto: A lui rivolsi il canto Per la bella sembianza, onde l’adegua Nel suo girar degli anni Il Medici Giovanni. Ei già tra gioghi d’Appennin canuti Vago di fior trastullo Solea schernir fanciullo Le curve piaghe de’ cinghiali irsuti, E più gli orsi silvestri, Terror de’ boschi alpestri. Quinci sudando in più lodato onore, Vestì ferrato usbergo, Allor percosse il tergo L’asta tirrena al belgico furore: E di barbari gridi Lunge sonaro i lidi. Così leon, s’a la crudel nudrice Non più suggendo il petto, Ha di provar diletto Fra greggi il dente e l’unghia scannatrice, Tosto di sangue ha piene Le Mauritane arene. Ma com’avvien, che s’Orïon si gira, Diluvïosa stella, Benchè mova procella, Ella pur chiara di splendor s’ammira, Tal ne’ campi funesti D’alta beltà splendesti. Or segui, invitto, e con la nobil spada Risveglia il cantar mio; Fra tanto, ecco io t’invio Mista con biondo mel dolce rugiada; Fanne conforto al core Fra ’l sangue e fra ’l sudore.