Versos Italian Gabriello Chiabrera Ecco il Roman Campion dall'Istro algente

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Ecco il Roman Campion dall'Istro algente

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Ecco il Roman Campion dall’Istro algente Di sangue e di sudor stillante ancora: Tal fier leone indomito fremente Da’ campi aperti, ove scannò pur ora In fiera pugna cacciatori e belve, Stanco ritorna alle riposte selve. Qual più dolce rugiada e mel distilla Da’ bei colli fioriti, amica Clio, Cogli, e con man di rose il cor ne instilla, Dolcissimo conforto al Signor mio; E vôlti in dolce obblio querele e pianti, Risveglia a gloria sua le cetre e i canti. Ch’ove di bell’onor palma si coglie, Caro prezzo non è la cara vita; Nè quai più chiare e glorïose spoglie Colse in campo di Marte anima ardita, Delle sue piaghe avran più degno vanto; E rida il vulgo vil del nostro canto. Sempre là, dove alma virtù s’onora, Premio fia degno per le nobil’alme. Han le vittorie, ha la rea sorte ancora Men liete sì, ma non men chiare palme: E quai Patroclo al cener suo non vide Erger trofei d’onor dal gran Pelide? Non fia mai no, perchè mill’anni e mille Si giri il Sole all’ampia terra intorno, Che men chiaro tra noi suoni e sfaville D’immortal gloria il grand’Orsino adorno; Avrà ben ei dal suo valor mercede: Europa no, non la Cristiana Fede. Ahi perchè allor che fra le turbe fiere Fulmin parea del ciel l’invitta spada, Non mosser mille Duci e mille schiere Per quella ch’egli apria sanguigna strada? E qual Campion più degno Europa aspetta Di tanti indegni oltraggi a far vendetta? Miseri noi! mentre a gli altari, a i figli Crudo impero sovrasta, empj dispregi, Di pio sangue fedel caldi e vermigli Fansi di Francia i colli. Ah Duci, ah Regi! Ma cieco di dolor, fervido d’ira, Gran senno fia depor l’arco e la lira.