Italian poem
Qual se per vie selvagge
Qual se per vie selvagge Scende mai sull’April nuovo torrente, Col primo assalto depredar possente Le seminate piagge, Mentre da lunge rimbombando ei freme, Al Ciel rivolto l’arator ne geme; Indi in valle profonda Chiama con ferro eserciti campestri, E seco tragge macchine silvestri Contra l’orribil onda, E d’immenso terren compone un morso, Che all’inimico fier travolga il corso. Ma come a sè d’avante Argini sente l’implacabil fiume, Cosi doppia il furor, doppia le spume Indomito sonante; E degli scherni altrui preso disdegno, Abbatte impetuoso ogni ritegno. Allor qual va d’intorno Trionfator delle campagne oppresse, Qual porta i solchi, e la bramata messe In sull’orribil corno! Qual fa tremar per le remote selve Pastori, e greggi, e cacciatori, e belve! Tal poco dianzi scorse Francia nell’ire un Giovinetto invitto, Quando fra l’armi del gran sangue afflitto Vendicator sen corse, E fèssi Duce alla sacrata guerra, Sparsi i lacci tirannici per terra. Dunque mie nuove rime Al bel nome di lui si faran ale; Talche dove a gran pena Aquila sale, Ei poggerà sublime; Or s’anima d’onor prende diletto, Mio canto ascolti, e lo si chiuda in petto. Vassene augel veloce Sol che gli tocchi arcier l’estreme penne; Ma se dal predator piaga sostenne Leon, pugna feroce, E vibra l’unghie a vendicar suo scempio; Quinci trasse il buon Carlo inclito esempio. Così già fulminando In su l’Alpe atterrò plebe guerriera; Così spense real milizia altiera Sull’oceán Normando, Quando tonò tutto di sangue asperso Contra i tuoni metallici converso. Oh giù dal Ciel discenda Angel di Dio, che al suo cammin sia duce E dal coro Febeo fulgida luce Tra le mie man s’accenda, Ond’io vaglia a sgombrar la nebbia impura, Che sì nel mondo i chiari nomi oscura.