Italian poem
Trapassar del sepolcro i chiusi orrori
Strofe. Trapassar del sepolcro i chiusi orrori, E di là dall’Occaso apparir chiaro Prova non è di neghittosi cori, Che per lo mar della viltà solcaro. Antistrofe. Quei sa goder l’eternità degli anni, Che contra le delizie il petto ha forte, E sprezza l’ira de i più rei tiranni, E lieto per Gesù soffre la morte. Epodo. Ma da ciò far s’arretra Il Mondo indegnamente, Ed allontana il piè dal cammin destro: Quinci su nuova cetra Vo’ cantar dolcemente Paolo delle Genti alto Maestro; E con tanti suoi pregi Nell’Alme seminar pensieri egregi. Strofe. Ei dove sorge e dove cade il Sole, E dagli Australi agl’Iperborei regni Con bell’acqua rigò di sue parole Tutto l’asciutto degli umani ingegni. Antistrofe. Panfilia, Caria, Sorïani e Lidi, E sull’Arabo mar gente infinita Perdeansi in sonno; ed ei con nobil gridi Dal gran letargo richiamolli a vita. Epodo. Indi la bella Croce Fece adorarsi in Rodi, E dello scampo a Creta il varco aperse; Poi trascorse veloce, E con incliti modi L’alme di Macedonia al Ciel converse; E lor folli vïaggi Manifestò d’Atene ai più gran Saggi. Strofe. Nè sol con arte di soavi detti Ei rischiarava altrui l’interne ciglia; Ma gli indurati cor scosse ne i petti Con opre d’incredibil meraviglia. Antistrofe. Per traboccarsi il peccatore ascende, E sua grandezza non ha stato un’ora: Tribolato all’incontro il giusto splende; Sì la destra di Dio sempre l’onora. Epodo. Ecco in parte schernito L’Apostolo Beato; Ecco seco di gloria alto ornamento; Per lui tornò spedito In Listri il piè storpiato, Diede in Troade vita al corpo spento; E con un detto solo D’Inferno i mostri fe’ fuggire a volo. Strofe. Contra suo comandar non ebbe schermo Forza di mar, ma si quetaro i venti: In Malta fe’ robusto ogni uno infermo; E disarmò di tosco anco i serpenti. Antistrofe. Or s’io bramo d’alloro il crine ornarmi, Conviene ai gran Teban girsene appresso; Perchè no? Divulgar contra suoi carmi Non può sentenza popolar Permesso. Epodo. L’ali dunque disciolga Quest’inno, ed ei percuota Col suo vivo fulgor gli occhi plebei; Ma d’altra parte ei volga Gente saggia e devota Verso l’espugnator de i falsi Dei, Che fulminando in guerra Gli Idoli scosse, e traboccolli a terra. Strofe. O quaggiù quale amor di fiamme interne Per suoi fedeli sfavillògli in seno? Ed or su noi dalle provincie eterne Usa guardar con quello amor non meno. Antistrofe. Quinci porgo preghiere a sua bontate, Ch’egli al nostro sperar porga la mano, E degnisi mostrare orme sacrate A’ benedetti pie del grande Urbano. Epodo. Vegga legato Marte Su rugginosi acciari Amica d’Imeneo l’amabil Pace, E pur con spiche sparte L’alma Cerere impari Di sì santo Pastor farsi seguace; E pria, che al Cielo ei torni, D’ogni felicitate empía suoi giorni.