Versos Italian Giambattista Felice Zappi Standomi all'ombra d'un antico Alloro

Italian poem

Standomi all'ombra d'un antico Alloro

by (1667–1719)

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Standomi all’ombra d’un antico Alloro, Vario e strano spettacolo m’apparse, Ch’io ’l penso e ’l credo appena, io che ’l vedea, Io vidi un Giglio dalle foglie d’oro Sù vago stelo di smeraldi alzarse, E cento fiori, e cento intorno avea. Ciascun di lor parea Voler co’ pregj del congiunto odore Vincere il Regio fiore; Ed ei vinceali quanto le superbe Schiere de’ vinti fior vinceano l’erbe. Indi del Colle in sù la cima aprica Gloriosa mirai Palma sublime, Che mille imprese incise ha sulla scorza. Stringeasi incontro a lei gente nemica Invidiosa dell’eccelse cime, E si appende ai bei rami, e al suol la sforza: Ma non cede alla forza L’inclita pianta, e più si spinge in alto, Quanto è maggior l’assalto: E seco alza i nemici, e qual si vede, Pender piangendo, e qual caderle al piede. Stavasi appiè del Colle un Leon fero, Ma di sì bella maestade adorno, Che alletta, e piace allor ch’ei dà spavento. Lo cinge intorno esercito guerriero Di Fere; e tanta ei ne fa strage intorno, Che non sembra un Leon, ma sembra cento. Strano, ma bel portento, Ch’io era di mirar quasi già stanco! Ei nò di vincer anco Pago non è, se mille Fere uccida: Stassene, e rugge, e più ne chiama e sfida. Volgomi al Ciel per dire: O Ciel, che fia Cielo, e quai maraviglie io veggio in terra? Chi mi svela i misterj a parte a parte? E veggo il Sol, che mille a fronte avìa Nubi, e tutti i Pianeti a fargli guerra Sotto la scorta dell’acceso Marte. io non sò dirv’in carte Quel che fa ’l Sol delle minori Stelle. Ei le combatte, ed elle Cedono il Polo; ogn’altra Nube intanto O fugge, o sotto al Sol si scioglie in pianto. Tornai col guardo in Terra, ed ecco io vidi Fiume venir, che mena onde reali, E vidi in sulle rive un popol folto. V’è chi vorrìa far argine in su i lidi; Altri pensa alla fuga, e chiede l’ali, E pensa imprigionarlo altri più stolto; Ma già rotto e disciolto Esce dall’alveo il flutto, e seco tragge Uomini, armenti, e piagge, E più popol non veggo, argini, o sponda, Ma solò il Fiume, ch’ogni cosa inonda. Alfin riedono i Campi, e sparve il fiume: E un Cavalier vegg’io col brando ignudo Su bel destrier che tocca, e sdegna il suolo. Egli ha Corona d’or sotto le piume Dell’elmo, e tien dipinto in sullo scudo Il Mondo; e fuor v’è scritto: È di me solo. Io temea stragi e duolo; Ma quando osservo ben l’armi vittrici, Ei non ha più Nemici, Che tutti ha vinto alfine, e sol per gloria Passeggia il Campo della sua vittoria.