Italian poem
Stassi di Cipro in su la piaggia amena
by Giambattista Felice Zappi (1667–1719)
Stassi di Cipro in su la piaggia amena Un’alta Reggia, dov’Amor risiede: Colà mi spinsi, e di quel Nume al piede Presentai carta d’umiltà ripiena. Sire (il foglio dicea) Tirsi, che in pena Servìo finor, la libertà ti chiede; Nè crede orgoglio il dimandar mercede, Dopo sei lustri di servil catena. La carta ei prese, e in essa il volto affisse; Ma legger non potea, ch’egli era cieco, E conobbe il suo scorno e se ne afflisse. Indi con atto disdegnoso e bieco Gittommi in faccia lo mio scritto, e disse: Dallo alla Morte: ella ne parli meco.
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- Signor, tutto dell'Asia il Popol empio
- Sognai sul far dell'Alba, e mi parea
- Sotto mi cadde quel destrier feroce
- Standomi all'ombra d'un antico Alloro
- Tal mi fè piaga un Garzon fero e rio
- Talora io parlo a un colle a un rivo a un fiore
- Tirsi, così per tempo? Ancor su i prati
- Tornami a mente quella trista, e nera