Italian poem
In morte di G.B. Niccolini
Fra terra e ciel su l’Aventin famoso Secreto un tempio de’ mortali al guardo D’altro e purpureo lume adorno splende: Lí non caliga il fumo sanguinoso Di Vatican, cede il clamor bugiardo Al silenzio che tutto il luogo prende: Però ch’eterno il tuo foco s’accende Ivi, italica Vesta, e l’aura e il seme De gli spiriti magni, e le faville Onde a le nostre ville Inesausta d’onor la vampa freme E petti incende a mille E i civili dettati illustra e i carmi E folgora i tiranni e move l’armi.
Qui lo spirto erse il vol: qui festeggiando Lo circonfuse di piú fiamme un lume Che avean di roteanti astri sembianza, E cinselo e girossi; e armonizzando Alta e soave oltre l’uman costume Voce sonò da la beata danza. — Al loco onde si parte ogni possanza Che l’italica vita informa e inizia Tornasti, o vate, e a l’immortal dimora. Vedi! Chi pria s’infiora In questa luce, di martir primizia Surse ne l’ultim’ora Di Roma, e a lei seren l’alma e la fede E a le gotiche verghe il corpo diede.
Boezio egli è, di cui fu culto il nome D’inni e votivo grido in su ’l Ticino Mentre Italia premea scitico verno. Ecco di fregio consolar le chiome Cinto chi volle il bel nome latino Trarre al teutono impero e al duro scherno, Ecco Crescenzio! E al Campidoglio eterno Su’ vestigi di gloria anche splendenti Roma drizzai pur io: ma, il rogo asceso Da religion acceso, Lasciai di libertade in fra le genti L’ alto desir conteso: Però ch’ io che d’ amor piú in te mi scaldo, O spirito fraterno, io sono Arnaldo. —
Folgoraron d’un riso, e in un amplesso D’ardor congiunte le due luci dive Disser parole sol da loro intese: Di lor gaudio parea godere anch’esso L’alto concilio, e ’n ruote piú giulive La benedetta danza si riaccese. Fiammeggiò nuovo spirito, e riprese: — Io ’l bel desire e la tua fede questi Raccolse, ed, ahi, de’ re chercuti l’ira. Ma inneggiando a la pira La fe’ sorvola; e a’ popoli ridesti, Rotto l’avello, spira Da l’ossa nostre l’immortal parola. Io fui ’l tribuno, ed ei Savonarola.
Maggior de’ tempi e de l’obliquo fato, Degno a cui il cielo altra piú vasta lode Che seguir morte e l’alta idea donasse, Questo è ’l fulgore del lucchese Arato Ultimo che a le vostre occidue prode La fuggitiva libertà raggiasse. . . . . . . . . . . . . . . . . . .