Italian poem
In morte di Pietro Thouar
Me da la turba, che d’ossequio avaro Pasce i mal chiusi orgogli A qual piú sorga d’util fama chiaro, Tu, solitaria musa, a vol ritogli: Ma, dove del suo riso Virtú soave irradïando veste Bei costumi, alti sensi, opre modeste, Ivi teco io m’affiso, Teco m’esalto ed a l’aspetto santo Rompe da la commossa anima il canto.
E già cercai con desïoso amore Questo savio gentile, E i pensieri affinai ne lo splendore Che mite diffondea sua vita umíle. Nel suo povero tetto Me inesperto egli accolse e ad una ad una Del reo mondo le piaghe e di fortuna E ’l non mai domo affetto Al vero al buon m’aperse: in su la pura Fronte gli sorridea l’alma secura.
Ahi, con duol mi rimembra il punto quando L’ultimo amplesso tolsi, E da la buona imago, sospirando, Confuso di tristezza, il piè rivolsi! Redía, su ’l volto amico Insazïato ancor l’ occhio redía, Qual di figliuolo che per lunga via Si mette, e al padre antico Guarda, pensoso del lontan ritorno, Ne la fredd’ombra de l’occiduo giorno.
Pur rivederlo a sue bell’opre atteso Mi promettea speranza, E ne gli onesti ragionari acceso Di fede avvalorarmi e di costanza. In van: per sempre è muto Quel di semplice eloquio inclito fabro, Quel mite ardente intemerato labro; E l’occhio, ahi quell’arguto Da le assidue vigilie occhio conquiso, Piú non si leva a’ dolci alunni in viso.
E voi vivete, o titolati Gracchi, E voi con doppia lingua Ben provvedenti Bruti a’ cor vigliacchi, E voi Caton cui libertade impingua. V’approdaron, civili Rosci, il tragico stile e l’alte spoglie! Ma in van mentite, o istrïon, le voglie Oblique e l’opre vili Sott’esso il fasto de l’eretto ciglio, Famosi oggetti al popolar bisbiglio.
Ei per le vie, che non de gli aurei cocchi Ma suonan di frequente Opera industre, oh quante volte gli occhi A sé traea del vulgo reverente! Usciano in suo cammino I vecchi salutando, ed a la prole Con ischietti d’amor cenni e parole Segnavanlo e al vicino: Or di lui forse in su la stanca sera Pensan con un sospiro e una preghiera.
Non un pensier, ch’io creda, a lui concede Il vulgo che beato Con largo fasto e misera mercede Ne pagava i precetti e il mal sudato Tempo ingombrògli. Umano De gli anni nuovi educatore, ahi cruda Volge l’età pur sempre, e de l’ignuda Virtú l’esempio è in vano: Povero fior d’atra palude in riva Muor né d’olezzi il grave aër ravviva.